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di Carlo Venturini

La Nazione, 7 ottobre 2026

Il vice presidente della Commissione sanità regionale torna al Don Bosco: “Se l’Asl trova topi e cimici, onorare le prescrizioni e chiudere la struttura”. “Le carceri stanno diventando discariche sociali. Se le Asl fanno sopralluoghi e trovano topi, pulci, cimici e se le loro prescrizioni di risanamento non vengono onorate, si chiuda. Si deve chiudere un carcere come si chiuderebbe un esercizio commerciale”. Lo dice il consigliere regionale e vice presidente della commissione sanità Federico Eligi che è stato il primo esponente politico della Regione a fare ingresso al Don Bosco dopo la sommossa. Con lui il garante regionale Giuseppe Fanfani che dice: “Dalla sommossa non è cambiato nulla. E non ci scommetterei che qualcosa cambi a breve. Abbiamo constatato che le lamentele dei detenuti, le loro denunce sono vere: sovraffollamento e situazioni igienico-sanitarie invereconde nelle celle e non solo. È logico che essere reclusi così, vuol dire far saltare in aria la polveriera con un nonnulla. Ed infatti è successo”.

Eligi punta il dito sul Governo, e dice: “Dopo la sommossa, non si è visto non dico un ministro ma manco l’ultimo dei sottosegretari. Dove è il commissario straordinario? Che fa? La chiusura di Sollicciano, il morto a Prato e poi la sommossa al Don Bosco. Si è visto qualcuno? Sollicciano è l’unico carcere in Italia chiuso da una Procura. Vi assicuro che il Don Bosco non è messo meglio. Per nulla. Mi batterò affinché almeno l’aspetto sanitario passi nella disponibilità, della Ars, della Asl e quindi della Regione. Una volta la popolazione carceraria era anziana. Oggi sono giovani e spesso stranieri. Cambiano le malattie e molti di questi hanno dipendenze non da una sostanza ma da molte. E poi voglio aggiungere: si trasferisce una decina di detenuti dal Don Bosco per colpa della sommossa e questi vanno a creare sovraffollamento in altre case circondariali? Continuiamo a nascondere la polvere sotto il tappeto”. Riprende Fanfani: “Ho parlato con un detenuto qui recluso per problemi di stupefacenti. Questo ragazzo, sì, ha sbagliato ma ha casa, famiglia, una madre e può avere un lavoro. Perché è qui? Vige il concetto, la prospettiva di punire e basta. Una grande maggioranza di questi reclusi, potrebbe avere pene alternative al carcere. Le leggi ci sono”.