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di Controluce, associazione di volontariato penitenziario


Avvenire, 20 luglio 2021

 

Caro direttore, desideriamo esprimere tutta la riprovazione per i pestaggi avvenuti nel carcere di Santa Maria Capua Vetere il giorno 6 aprile 2020, le cui testimonianze audiovisive sono state ampiamente diffuse da tv, reti social e stampa. Riprovazione, e senso di profonda preoccupazione. È nostra convinzione, infatti, che accadimenti del genere ci mettano di fronte a un pericoloso restringimento, se non a una vera e propria negazione, di uno dei diritti fondamentali dell'individuo: quello alla tutela dell'integrità psicofisica, massimamente quando i soggetti più deboli sono affidati alla tutela dello Stato.

Quelle vergognose immagini, oltre a introdurre un vulnus nei rapporti tra istituzioni e cittadino, sollevano anche la questione, non più rimandabile, di una più aggiornata, moderna, consapevole formazione degli agenti di polizia penitenziaria, per i quali non deve essere mai lecito il ricorso alla violenza, segnatamente quando pianificata e programmata come appare chiaro dalle immagini di quella "mattanza", più degna di Stato governato da un regime autoritario o peggio, e non di un Paese ad alta tradizione giuridica come il nostro.

Com'è potuta accadere una simile degenerazione? Chi sono i responsabili? Cosa si sta facendo per intervenire sulle implicite responsabilità ai vari livelli istituzionali che hanno reso possibile un tale imbarbarimento? In questo momento compete a tutti gli organismi interessati, istituzionali, del volontariato, ai detenuti stessi, alle loro famiglie operare affinché nei luoghi di detenzione e pena si crei, pur nel rispetto dei ruoli diversi, un rapporto di fiducia e collaborazione reciproca. Nella prospettiva di un carcere inteso come luogo dell'educazione per tutti alla responsabilità individuale e collettiva: un percorso, lungo, certo, ma che fin da subito abbisogna di uomini preparati e mezzi adeguati.

Noi già da tempo operiamo in tale direzione: per l'umanizzazione delle pene, per l'attuazione di misure di comunità sempre più larghe e condivise, attenendoci allo spirito e alla lettera dell'articolo 27 della Carta costituzionale che recita tra l'altro: "Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato". Questa da sempre. e anche per il futuro, è la nostra stella polare.