di Carlo Baroni
La Nazione, 5 ottobre 2026
Quattro uomini, quattro carceri diverse. Ma il problema, quello vero, per Organizzazione Sindacale Autonoma Polizia Penitenziaria, resta tutto intero e per gran parte da risolvere. La rivolta esplosa al Don Bosco di Pisa, tra barricate, minacce, oggetti lanciati e suppellettili incendiate, si è conclusa con gli arresti e con il trasferimento dei detenuti ritenuti dagli inquirenti i promotori dell’insurrezione, e con l’identificazione di altri 16. Leo Beneduci, segretario generale dell’Osapp, dopo l’accaduto, solleva una questione più ampia: quella della gestione dei detenuti considerati ad alto rischio.
Tant’è che il sindacato definisce Pisa “l’emblema di una contraddizione”: alla Polizia Penitenziaria servono strumenti adeguati per ripristinare l’ordine, ma prima ancora serve un’organizzazione capace di prevenirne la perdita di quell’ordine. ll riferimento è anche al taser, indicato come possibile strumento per fermare la violenza quando esplode, ma non sufficiente a risolvere le criticità a monte.
La questione sollevata dal sindacato - “Sui social si vedono detenuti, barricate e poliziotti - prosegue Beneduci -. Non si vede la cabina di regia che assegna, trasferisce e decide come gestire quei detenuti”. Uno dei protagonisti della rivolta - si legge nella nota - era arrivato a Pisa dopo un tentativo di evasione dal carcere di Firenze. “Da Firenze a Pisa e, dopo Pisa, ancora in un altro carcere: cambia la sede ma non cambia il rischio, perché ci si limita a spostare il problema da un luogo all’altro”, aggiunge il sindacalista chiedendo a Dap e Provveditorati di assumersi precise responsabilità. L’ordinamento penitenziario sottolinea, il sindacalista “non conosce soltanto lo strumento del trasferimento, ma prevede anche la ‘sorveglianza particolare’ che, in caso di necessità e urgenza, può essere applicata prima dei prescritti pareri”.
Per Beneduci, il semplice trasferimento rischia solo di spostare il problema senza eliminarlo. Il taser “può essere uno strumento per fermare la violenza quando esplode”, ma prima occorre altro. “I fatti del carcere di Pisa raccontano che la Polizia Penitenziaria ha saputo intervenire- conclude il sindacalista -. Ora Dap e Provveditorati dimostrino di saper governare e di assumersi le loro responsabilità”.









