di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 3 ottobre 2026
Ieri mattina la visita della procuratrice al Don Bosco, anche nel reparto reso inagibile. Le carceri toscane scoppiano. Il trasferimento di 250 detenuti da Sollicciano all’indomani del sequestro di sette sezioni, ha reso molto più sovraffollati e inospitali altri penitenziari. Nelle carceri della regione ci sono 3.534 reclusi ma c’è posto solo per 2.610. Di fatto, ce ne sono quasi mille in più della capienza regolamentare. Basta leggere i numeri dell’associazione Antigone per rendersi conto del sovraffollamento. Lucca è l’istituto più sovraffollato d’Italia (37 posti disponibili e presenze di 102 persone). A Massa ci sono 175 posti disponibili ma ci sono 300 reclusi. A Livorno 347 detenuti per 277 disponibili. A Prato 640 persone per 540 posti disponibili. A San Gimignano 326 detenuti per 223 posti disponibili. Complessivamente, la Toscana ha un tasso di sovraffollamento del 135%. A Pisa ci sono 185 posti disponibili ma i detenuti sono 300.
Condizioni, quelle del carcere di Pisa, rese ancor più difficili dalla rivolta (con diretta tik tok) dei giorni scorsi, visto che “una sezione è rimasta gravemente danneggiata”, come spiega l’Osapp a cui risultano “circa 50 posti detentivi in meno”. Proprio ieri c’è stata un’ispezione a sorpresa della procuratrice di Pisa, Teresa Angela Camelio. Secondo quanto si è appreso, il magistrato ha visitato tutte le sezioni dell’istituto, compreso il reparto seriamente danneggiato e il centro clinico con la degenza, prendendo nota delle diverse criticità della struttura. Sull’esito dell’ispezione, tuttavia, viene mantenuto il massimo riserbo.
Tornando alla rivolta, l’Osapp spiega poi che “il detenuto autore delle videoriprese era già noto all’amministrazione perché, secondo quanto ci risulta, a Sollicciano aveva già tentato l’evasione, ma la risposta del provveditorato è stata quella di trasferirlo semplicemente a Pisa anziché affrontarne compiutamente il profilo di pericolosità, verificare il percorso disciplinare e valutare tutti gli strumenti previsti dall’ordinamento. Da un problema non gestito ne sono così scaturiti due: prima una rivolta, poi una sezione resa inutilizzabile con la perdita di circa 50 posti. E nella notte successiva all’evento si è continuato con lo stesso metodo, trasferendo lui e altri detenuti verso istituti del distretto nei quali le tensioni sono già evidenti”.
Dopo l’arresto e il trasferimento dei quattro detenuti ritenuti i promotori della rivolta, “altri cinque considerati fiancheggiatori, sono stati trasferiti in altri istituti e ulteriori sei hanno lasciato il Don Bosco per un totale di 15 trasferimenti” spiegano dal sindacato Uspp. “Le condizioni che erano terribili a Sollicciano adesso sono diventate terribili nelle altre carceri toscane, dove sono arrivati 250 detenuti dal penitenziario fiorentino che hanno contribuito a renderle ancora più affollate”, dice il garante regionale dei reclusi Giuseppe Fanfani, secondo cui “quello delle carceri toscane è una specie di gioco illusionista delle tre carte”. Le conseguenze più lampanti si sono viste a Pisa, ma “potrebbero estendersi in un drammatico effetto domino”, anche in altri istituti penitenziari, sottolinea Eleuterio Grieco, segretario regionale della Uil Fp Polizia Penitenziaria. Per il consigliere regionale di Fratelli d’Italia Diego Petrucci, la vicenda del Don Bosco “mette a nudo un ulteriore problema strutturale e non più rinviabile: la carenza di posti nelle Rems”.









