sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Pietro Barghigiani


Il Tirreno, 7 gennaio 2022

 

Lunedì si apre il dibattimento per nove imputati accusati di essere in concorso istigatori ed esecutori di danneggiamenti e lesioni aggravate, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. Tra un paio di mesi saranno due anni dal giorno della rivolta in carcere innescata come effetto collaterale delle restrizioni Covid. I divieti di accesso dei familiari dei detenuti al Don Bosco per limitare la promiscuità fu la miccia che il 9 marzo 2020 portò ai disordini che ora diventano un processo.

Lunedì davanti al primo collegio del Tribunale si apre il dibattimento per nove imputati accusati, a vario titolo, di essere in concorso istigatori ed esecutori materiali di danneggiamenti e lesioni aggravate, violenza e resistenza a pubblico ufficiale. In quel giorni si verificarono rivolte in simultanea come se "Radio carcere" avesse messo in onda un messaggio di chiamata alle armi ricevendo una risposta immediata, in tempo reale. Anche al Don Bosco gli animi non restarono pacifici: vennero incendiate suppellettili e masserizie. Lenzuola a fuoco, oggetti lanciati contro gli agenti. Un poliziotto della polizia penitenziaria rimase ferito. Un pomeriggio di violenza con una situazione di allarme che aveva portato all'esterno del carcere una cinquantina di agenti tra poliziotti e carabinieri. Alle 20 i rivoltosi rientrarono nelle celle.