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di Pietro Barghigiani


Il Tirreno, 3 marzo 2021

 

Rivolte in simultanea come se "Radio carcere" avesse messo in onda un messaggio di chiamata alle armi ricevendo una risposta immediata, in tempo reale. Era il 9 marzo 2020, agli albori del Covid nelle sue forme già mortali, e nelle prigioni italiani esplosero una serie di disordini con danneggiamenti e aggressioni agli agenti della penitenziaria. Anche al Don Bosco gli animi non restarono pacifici. E adesso, a distanza di quasi un anno, la Procura chiede il rinvio a giudizio di dieci detenuti accusandoli, a vario titolo, di essere in concorso istigatori ed esecutori materiali danneggiamenti e lesioni aggravate, violenza e resistenza a pubblico ufficiale.

Tra i dieci imputati figura un nome di cui "Il Tirreno" si è occupato nelle scorse settimane. È quello di Luca De Angeli, 45 anni, originario di Pietrasanta e residente a Massa. Ex ciclista professionista nella squadra di Marco Pantani, De Angeli è in carcere per scontare una condanna a 8 anni e 10 mesi per tentato omicidio. Nel luglio 2020 è arrivato un altro verdetto: 3 anni e 4 mesi per maltrattamenti contro la ex moglie. E proprio per il rancore maturato nei confronti della donna che ha rimediato un'altra denuncia. Pur stando nelle carceri ormai da tempo, tra Massa, Pisa e ora Verona, De Angeli avrebbe continuato a minacciare l'ex moglie. Attraverso la corrispondenza, affidando a messaggeri esterni le missive cariche di odio e con minacce di morte. Pure di un cellulare si è servito nel suo disegno intimidatorio.

La richiesta di rinvio a giudizio dei dieci detenuti sarà esaminata dal gup Giulio Cesare Cipolletta. Quel giorno di marzo in varie carceri scoppiarono rivolte concluse anche con vittime. A Pisa vennero incendiate suppellettili e masserizie. Lenzuola a fuoco, oggetti lanciati contro gli agenti. Lo stop agli incontri con i familiari a causa del Covid fu uno dei detonatori della protesta poi degenerata in aggressioni e danneggiamenti. Un agente della polizia penitenziaria rimase ferito. Un pomeriggio di violenza con una situazione di allarme che aveva portato all'esterno del carcere una cinquantina di agenti tra poliziotti e carabinieri pronti a intervenire in caso di necessità all'interno della casa circondariale. Alle 20 i rivoltosi rientrarono nelle celle. Quello che era successo nelle ore precedenti è diventata una richiesta di rinvio a giudizio.