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di Niccolò Zancan


La Stampa, 22 luglio 2021

 

L'avvocato ed europarlamentare per il Pd: "La magistratura bloccò leggi importanti, ora si deve andare avanti".

 

Avvocato Giuliano Pisapia, che sentimento le suscita questo dibattito sulla riforma della giustizia?

"Sono allibito. Immaginavo delle reazioni, ma non fino a questo punto. È un argomento su cui purtroppo non si riesce a ragionare con serenità. E siccome ho già visto in passato prese di posizione da alcune parti della magistratura che hanno bloccato vere riforme complessive, come quella del ministro Flick, mi sembra di tornare indietro negli anni. Proprio adesso che abbiamo un bisogno assoluto di andare avanti".

 

Perché questa resistenza al cambiamento?

"In passato c'è stata paura nei confronti di chi, in nome di una maggioranza e di un uso distorto del potere, faceva di tutto per bloccare le riforme. Non solo ma troppo spesso si è visto e si vede il garantismo a senso unico per se stessi, per gli amici e non per gli avversari. Ma questo è un governo che ha un ampio consenso e con personalità di altissimo livello che si impegnano per il bene comune. Forse è proprio questo che a alcuni non piace. Mi riferisco a quei pochi che anche adesso sono contro riforme urgenti e indispensabili. Ci troviamo davanti a un'occasione unica. Il testo non può essere boccato. Siamo all'adesso o mai più".

 

Qual è la posta in gioco?

"Una giustizia celere, efficiente e garantista. Così come deve essere. Se perdiamo questa occasione, fatta con proposte serie e realizzabili, non ne avremo un'altra. Il faro è la Costituzione che parla espressamente della "ragionevole" durata dei processi".

 

Cosa pensa della cosiddetta "improcedibilità", quando il processo d'appello non si dovesse chiudere in due anni?

"È una riforma che ristabilisce equilibrio. Quella precedente, approvata con la maggioranza dei Cinque stelle, lo aveva devastato. Ora si torna a qualcosa di sano. Che tiene conto della realtà. Il presupposto di questa riforma, che condivido pienamente, è la possibilità di aumentare il numero dei magistrati, di rinforzare gli organici dei Tribunali e assumere tutti gli operatori del diritto necessari. La celerità è l'obiettivo principale. Bisogna evitare che i processi si prescrivono. Bisogna evitare che siano troppo lunghi".

 

I contrari "alla riforma Cartabia" dicono: molti processi finiranno nel nulla. Lei è preoccupato?

"No, perché non si sta parlando della realtà attuale. Effettivamente alcuni tribunali oggi non ce la farebbero in tempi ragionevoli. Ma il presupposto è che finalmente arriveranno i fondi economici per una giustizia più celere e più garantista".

 

I detrattori citano grandi processi per mafia. Oppure la strage di Viareggio. Rischierebbero l'improcedibilità?

"La riforma si applica ai casi futuri, non a quelli passati. Ed è previsto già ora, con chiarezza, che i tempi vengano allungati per i processi più complessi. Dire che i reati di mafia finiranno nel nulla è un falso. E questo, chi è magistrato lo sa perfettamente".

 

Gli avvocati sono descritti come procrastinatori di professione. Cosa risponde?

"Da un lato c'è un po' di ignoranza. Basta leggere il codice per sapere che un'eventuale richiesta di rinvio da parte dell'avvocato sospende i tempi del processo. Ma dall'altro c'è anche una strumentalizzazione della giustizia per finalità che nulla hanno a che vedere con la giustizia. La giustizia è equità. Risponde alla tutela delle vittime dei reati, ma deve avere tempi certi e garantire il pieno diritto di difesa.

 

Ci riesce?

"Non sempre. Sono troppi gli innocenti, dopo anni e anni di processi. Anche solo essere indagato per un innocente ha conseguenze personali gravissime. Il processo è già di per se una pena.

 

Come finirà?

"L'autorevolezza del presidente del consiglio e della Guardasigilli è qualcosa che non sempre c'è stata in passato. Ma ora c'è. Credo che nessuno possa permettersi di bloccare una riforma che è il presupposto per ottenere ingenti somme di denaro, più di 190 miliardi, quanto mai necessarie dopo la pandemia. Lo ripeto: questo è l'ultimo treno che passa".