Il Tirreno, 21 novembre 2020
"Il carcere di Pistoia ha una capienza ufficiale di 56 unità. Attualmente vi sono internati 86 detenuti, il 50% in più di quanti, per ragioni di salubrità ed igiene, potrebbe ospitarne. Il sindaco, massima autorità cittadina sul tema, dovrebbe procedere all'immediata chiusura della struttura (Vicofaro docet)".
La denuncia della situazione in cui, in tempo di Covid, versa la casa circondariale di Santa Caterina in Brana, arriva dall'avvocato Fausto Malucchi, noto penalista di Pistoia, tra l'altro fra i legali che assistono don Massimo Biancalani nelle sue vicende legate all'accoglienza di migranti nella parrocchia di Vicofaro.
In effetti, ormai da qualche settimana, proprio per evitare un sovraffollamento che sarebbe una bomba innescata per il propagarsi del contagio nel caso vi fosse qualche detenuto positivo, il carcere di Pistoia ha di fatto chiuso le sue porte a nuovi ingressi: tutti i nuovi arrestati che devono essere messi in cella in attesa di comparire davanti al giudice vengono difatti portati nel carcere di Prato.
Fatto sta che per quella che è la sua capienza, il Santa Caterina continua ad ospitare un numero di detenuti al di sopra della sua capienza.
"Trattandosi peraltro di una drammatica e ricorrente situazione su tutto il territorio nazionale, non esiste alternativa ad un indulto o meglio ancora ad un'amnistia che risolverebbe anche l'insostenibile carico oggi gravante sui singoli uffici giudiziari. Rita Bernardini - prosegue l'avvocato Malucchi riferendosi alla parlamentare radicale - ed altre 500 persone stanno portando avanti uno sciopero della fame per questa battaglia di civiltà e soprattutto di legalità".
Il carcere di Pistoia deve fare i conti con il fatto che fu realizzato agli inizi del 1900, con spazi e concezione di altri tempi. Anche l'immagine del penitenziario doveva conformarsi ai canoni stabiliti dal periodo storico, ovvero dare un aspetto di forza e sicurezza a difesa dello Stato. I lavori definitivi terminarono agli inizi del 1921. Dopo anni di sovraffollamento e di condizioni di vita al limite (con anche 8 detenuti costretti a vivere in celle concepite per due persone), un notevole miglioramento è arrivato, paradossalmente, con la tempesta di vento che nel 2015 distrusse parte del tetto e con i lavori di ristrutturazione terminati all'inizio del 2019.











