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di Silvia Morosi

Corriere della Sera, 21 settembre 2025

La scommessa Fody Fabrics, startup che prende il nome da un piccolo uccello tessitore del Madagascar. La realtà a forte vocazione sociale dà lavoro a persone con disabilità o temporaneamente svantaggiate. Trasformare gli scarti di tessuto in coperte salvavita, destinate a senzatetto e rifugiati e a ricoveri per animali abbandonati. Offrendo un’opportunità lavorativa a persone con disabilità. È questa la missione di Fody Fabrics (www.fodyfabrics.com/), fondata a Pistoia nel 2020 come progetto pilota, e dal 2022 trasformata in società benefit e startup innovativa a vocazione sociale. “Tutto nasce dall’intuizione di recuperare rimanenze tessili di alta qualità dell’industria della moda, che altrimenti sarebbero buttate, per creare prodotti utili e solidali. Con l’impiego di persone emarginate, in una società civile che punta a promuovere percorsi di carriera e talenti già formati”, spiega Luca Freschi, ceo dell’azienda. Uno degli obiettivi ambiziosi che Fody si pone, ora, è quello di arrivare a donare un milione di coperte entro il 2030, inserire in percorsi o terapie lavorativi oltre 1.000 persone con disabilità e riciclare oltre 1.000 tonnellate di scarti tessili. 

Il nome legato al Madagascar - In particolare, aggiunge, “i prodotti fisici realizzati con il 50% del materiale raccolto sono commercializzati a beneficio di persone e aziende che vogliano acquistare prodotti ecosostenibili e finanziare un’azienda inclusiva; quelli prodotti con l’altro 50% sono coperte salvavita e oggetti utili, da donare a persone e animali in difficoltà. Grazie a Fody, poi, le aziende riescono anche a risparmiare sulla gestione degli scarti”. E a incuriosire è anche il nome: il fody è un piccolo uccello tessitore del Madagascar, capace di costruire nidi comunitari con materiali di recupero. 

I numeri del progetto - A oggi sono 25 i ragazzi e le ragazze impiegati, e cinque i Paesi che ricevono le coperte, ma sono decine le richieste di organizzazioni del Terzo settore che desiderano collaborare con l’apertura di nuovi laboratori, e famiglie che chiedono un aiuto: “Ogni persona viene inserita con modalità di interazione diverse. Si inizia con un percorso in presenza, non tutti i giorni e non tutto il giorno, che sia compatibile con la prosecuzione di cure mediche, psicologiche e psichiatriche, e con altri impegni. Poi, si valutano gli individui più interessati con cui proseguire con più regolarità i laboratori, per mezza giornata: parte del team si dedica ai tessuti, parte alla divulgazione delle attività. Scambiandosi i ruoli, e questo è fondamentale anche per imparare a rapportarsi con soggetti terzi”, ricorda Freschi. 

La squadra di artigiani dell’ago e del filo - A rendere Fody ancora più speciale sono proprio gli artigiani dell’ago e del filo che realizzano i prodotti e risultano temporaneamente o sistematicamente emarginati dal contesto economico-lavorativo. “Qui trovano un posto sicuro dove imparare, crescere e cimentarsi con un primo, vero, impiego. Avendo la possibilità, se determinati, di essere stabilizzati”, spiega Lorenzo Traversari, uno degli educatori. Così, ad esempio, solo per citare una piccola parte del team, Vilma, Giada, Davide, Sara, Luca, Samuele ed Eugenio si occupano della finitura; Daniele del taglio, Francesco e Serena della cucitura; Francesca del controllo qualità; Luca del confezionamento. E così l’inclusione non è più uno slogan ma diventa valore quotidiano. 

Anche borse e zaini - E oggi, dopo anni, non si parla più solo di coperte, perché si lavorano anche borse, zaini, shopper, venduti online per sostenere il progetto. Il successo di Fody ha attirato l’attenzione di diverse aziende, che hanno iniziato a collaborare per realizzare gadget eco-solidali, eventi, attività di team building. “Durante la mia esperienza lavorativa precedente nel Terzo settore ho notato pochi giovani interessati. Eppure si tratta di un ambito pieno di valori e risorse positive. E proprio questo che mi ha motivato a puntare anche sulla promozione di Fody attraverso i social dove parlo, in generale, del mondo della disabilità”, insiste Traversari, ricordando come i ragazzi riescano ad apprendere con facilità in un ambiente sereno. Il sogno? “Portare Fody in ogni città. Se le aziende prendono esempio da questa esperienza si arricchisce tutta la società. A effetto domino”.