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di Corrado Ciampi

La Nazione, 28 giugno 2026

I temi toccati dalla relazione del Garante, l’avvocato Tommaso Sannini. “Quella di Pistoia è una struttura piccola ma che ora è sotto pressione. Le celle via via più stipate e crescono i casi di autolesionismo”. Un rapporto corposo - 380 le pagine complessivamente compilate e curate dal garante dei detenuti della Regione Toscana Giuseppe Fanfani - nel quale il corrispettivo comunale per Pistoia, l’avvocato Tommaso Sannini, mette in fila le criticità della struttura di via dei Macelli. Come precisato nella scheda, l’attività del Garante comunale è consistita in “visite all’istituto, colloqui con i detenuti, interlocuzioni con la Direzione e con la polizia penitenziaria, audizioni nelle sedi consiliari e comunicazioni formali rivolte al Sindaco, al Consiglio comunale e agli assessori”.

Nella sua relazione il Garante scrive della Casa circondariale come di “un istituto di dimensioni contenute ma oggi sottoposto a una pressione crescente”, una “realtà piccola, nella quale l’aumento della popolazione detenuta registrato nel 2025 ha inciso in modo significativo sugli spazi, sull’organizzazione interna e sulla qualità complessiva della vita detentiva”. E proprio il sovraffollamento è il maggiore problema segnalato dal dottor Sannini nella scheda. Secondo i dati forniti dal Garante comunale, infatti, nella struttura trovano posto 89 detenuti a fronte di 63 posti disponibili in base ai parametri Cedu (secondo il Ministero della Giustizia, riferisce Sannini, sono 76, così come riportato anche sul sito internet).

“Nel corso del 2025 - si legge - la presenza detenuta ha raggiunto livelli non compatibili con la capienza effettiva dell’istituto, con celle nate per una persona occupate da due detenuti e altre sezioni che ospitano numeri superiori a quelli previsti”. L’altro problema segnalato dal Garante riguarda l’assistenza sanitaria: “La soppressione del servizio medico notturno e l’assenza di un presidio sanitario stabile nelle ore notturne costituiscono una delle maggiori criticità attuali”.

La presenza di un medico fino alle 20, uno psichiatra, una psicologa e un infettivologo a chiamata, infatti, “appare insufficiente rispetto ai bisogni reali”. A questi si aggiunge la carenza di personale della polizia penitenziaria e la presenza di un solo funzionario giuridico pedagogico. “Persistono inoltre lamentele relative alla qualità del vitto, ai prezzi del sopravvitto, all’assenza di un dentista interno, ai tempi lunghi per le visite specialistiche, ad alcuni problemi manutentivi e al mancato funzionamento della macchina a raggi X, che impedisce ai familiari di consegnare pacchi alimentari” aggiunge il Garante nella sua relazione.

La tragedia dello scorso 6 dicembre, quando un uomo si tolse la vita, “ha reso ancora più evidente la fragilità complessiva del sistema, mostrando come il disagio individuale si collochi dentro un contesto più ampio di sofferenza penitenziaria dimostrato anche da un cospicuo numero di atti di autolesionismo”. Tramite la collaborazione con l’associazione L’Altro Diritto odv, spiega ancora il Garante, è stato possibile sostenere le persone detenute nella presentazione di reclami “come strumento di tutela rispetto a condizioni detentive ritenute lesive dei diritti fondamentali”.

In merito alla tragedia dello scorso dicembre, infine, il Garante riporta che “ha potuto effettuare l’accesso in istituto solo il giorno successivo in quanto gli è stato impedito l’ingresso nel giorno del fatto così come segnalato formalmente al Consiglio Comunale e ha proposto l’istituzione di un tavolo permanente carcere-città con rappresentanti del Consiglio Comunale stesso e con gli enti coinvolti nella realtà carceraria, il rafforzamento dei percorsi di reinserimento sociale e una più stabile attenzione istituzionale al tema penitenziario”.