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di Corrado Ciampi

La Nazione, 4 settembre 2026

Il vicepresidente della Commissione sanità ieri nel carcere di Santa Caterina per verificare le criticità “La struttura è sana, pulita e dignitosa, ma resta aperta anche a Pistoia la questione del sovraffollamento”. Ha toccato anche il carcere di Santa Caterina a Pistoia il percorso di ricognizione e vigilanza organizzato dal vicepresidente della Commissione Sanità del Consiglio Regionale della Toscana Federico Eligi per raccogliere i dati e aprire l’iter per l’aggiornamento della legge regionale per la tutela del diritto alla salute delle persone detenute, ferma al testo del 2005. Il consigliere regionale ha fatto visita alla Casa Circondariale di via dei Macelli di fatto promuovendo lo stato dell’edificio, a fronte comunque dei problemi che permangono: “L’infrastruttura è sana, pulita, dignitosa e ben tenuta e non ha bisogno di grandi interventi, un’eccezione rispetto al quadro toscano. La struttura garantisce il rispetto della dignità di chi ci lavora e di chi lì si trova per scontare la pena”.

Per Santa Caterina, però, sia luci che ombre. Se la presenza di un mediatore linguistico è strumento preziosissimo per riuscire ad instaurare un dialogo con i detenuti di origine straniera, l’assenza di un medico nell’orario notturno è una criticità da non sottovalutare. Rimane, però, il problema urgente del sovraffollamento: “Qui siamo al massimo, con novanta detenuti a fronte di una capienza molto minore. Anche se la struttura è spaziosa, con questi numeri diventa difficile la rieducazione della persona che sconta la pena”. Sovraffollamento che si traduce quindi in un indebolimento dei percorsi di reinserimento una volta usciti dal carcere: “Se chi entra qua dentro non fa un percorso, quando esce rischia di commettere nuovamente un reato. Qui - aggiunge parlando di Pistoia - si parla di pene da uno o tre anni, massimo cinque. Quando le persone escono, poi, che fanno?”

Dal lato sanitario, Eligi sottolinea che le esigenze e i bisogni dei detenuti sono molto cambiati, perché “adesso, rispetto al passato, ci sono molti giovani, con tutte le problematiche e le conseguenze che ne derivano”. Un tema centrale, di importanza assoluta, è rivestito dalle dipendenze: “Si pensa sempre alle droghe, ma il problema è vasto e arriva fino alla ludopatia. Se vogliamo rimettere queste persone in società c’è bisogno che questi problemi vengano superati”. Ma, aggiunge Eligi, “il polo sanitario c’è ed è ben tenuto, ha spazi non molto grandi ma ci sono”. Dal lato del personale la situazione è positiva: “Qui si trovano dipendenti di esperienza, la polizia penitenziaria è attrezzata al meglio per gestire con autorevolezza la situazione della struttura. Accanto a queste figure autorevoli ci sono diversi agenti di giovane età - spiega Eligi, che si sofferma sull’occupazione femminile nel settore, specificando che ad oggi - ci sono molte donne alla guida delle carceri”.