di Valentina Marotta
Corriere Fiorentino, 6 aprile 2024
Doveva ritornare in libertà, ma solo con il controllo del braccialetto elettronico anti-stalking. Peccato che il tecnico indicato per attivare il dispositivo non si sia presentato all’appuntamento. Così il detenuto marocchino accusato di maltrattamenti in famiglia, a quasi un mese dalla decisione del giudice, resta ancora nel carcere di Pistoia. A denunciare la vicenda è l’avvocato Dario Fiorentino difensore del detenuto che non solo ha diffidato nei giorni scorsi la compagnia telefonica Fastweb a provvedere al più presto alla installazione dell’apparecchio, ma è pronto a fare causa al dicastero al fine di ottenere il risarcimento per ingiusta detenzione a favore del suo assistito, un venditore ambulante di 28 anni.
Tutto inizia la sera del 6 marzo, in un paese del pistoiese. L’uomo che lavora nei mercati a Firenze, torna a casa ubriaco. Al culmine di una lite - secondo quanto ricostruito prende a schiaffi la convivente di fronte alle due figliolette di 7 anni e 6 mesi. La donna, terrorizzata, chiama il 112 Nue e interviene tempestivamente una pattuglia dei carabinieri. Lui spintona i militari che tentano di riportare la calma e poi il fratello della donna che era intervenuto per soccorrerla. Il venditore ambulante finisce in manette.
Il giudice, al termine dell’udienza di convalida, il 7 marzo, dispone il divieto di avvicinamento alla donna e alle figlie, ma con il controllo del braccialetto elettronico. L’indagato è residente a Montecatini, ma andrà a casa della sua famiglia di origine, a Firenze a decine di chilometri dall’abitazione della compagna e dai luoghi da essa frequentati. La compagnia Fastweb doveva installare il dispositivo il 29 marzo, ma per “problemi logistici” l’appuntamento è saltato. “Il mio assistito - spiega il legale - si trova tuttora detenuto in carcere a causa della inefficienza della compagnia Fastweb, titolare della convenzione con ministero della Giustizia”.
“Non si tratta di un problema di indisponibilità del braccialetto - continua il legale - ma di un tecnico che provveda alla materiale installazione del dispositivo. Tutto ciò è increscioso una volta fissata la data del 29 marzo per l’applicazione del dispositivo (tra l’altro dopo 20 giorni di carcere), Fastweb comunica solo il giorno prima di non potervi provvedere. I giorni passano - conclude il legale - ma non è stato ancora fissato un nuovo appuntamento”.










