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di Daniela Gori

La Nazione, 8 dicembre 2025

Sovraffollamento e mancanza di sostegno psicologico: sono i temi su cui si concentra l’attenzione dopo l’ennesimo suicidio di un detenuto, questa volta nel carcere di Pistoia. Sono 77 le vittime in carcere in tutta Italia quest’anno, 73 persone detenute e 4 agenti della polizia penitenziaria. “La Convenzione europea e la corte europea dei diritti dell’uomo hanno stabilito che ogni detenuto ha diritto a 3 metri quadri completamente disponibili e che uno spazio ristretto equivale alla tortura, ma nel carcere pistoiese negli ultimi sei mesi a causa del sovraffollamento queste condizioni di base non sono garantite per nessun detenuto. Il che equivale a un trattamento degradante e inumano”.

Si è espresso così il garante dei detenuti, avvocato Tommaso Sannini, riferendosi al suicidio nella casa circondariale di via dei Macelli. A togliersi la vita, nel primo pomeriggio di sabato 6 dicembre, un uomo di origini romene di 54 anni, in attesa di giudizio. Si è impiccato nel bagno: quando gli altri reclusi si sono insospettiti perché non usciva hanno dato l’allarme, ma malgrado il tempestivo intervento della Polizia Penitenziaria e del personale sanitario per l’uomo non c’era più niente da fare. E sul problema del sovraffollamento, sulla necessità di strumenti adeguati all’osservazione dei detenuti e di un piano organico per la prevenzione del disagio all’interno delle carceri si è espresso anche il sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe, che richiama le istituzioni, a partire dal Ministero della Giustizia e dall’Amministrazione Penitenziaria: “La Casa Circondariale di Pistoia è da tempo afflitta da una pesante carenza di organico che incide direttamente sulla capacità di vigilare e prevenire le emergenze - ha dichiarato Francesco Oliviero, segretario per la Toscana del Sappe -. La Polizia Penitenziaria continua a operare con professionalità, ma deve fronteggiare condizioni di lavoro sempre più gravose e risorse insufficienti”.

Sulla vicenda si è espresso anche il segretario generale del Sappe Donato Capece: “È fondamentale attuare interventi rapidi e concreti per rafforzare il personale medico e psicologico specializzato, fornire strumenti e protocolli adeguati a prevenire gesti estremi, così come garantire un maggior supporto psicologico agli operatori, spesso chiamati ad affrontare eventi fortemente stressanti”. Una riflessione sulla necessità di interventi dal Governo di sostegno psicologico e di aiuto al reinserimento arriva anche dal mondo della politica.

“In carcere si muore quando vi si dovrebbe vivere per migliorare la propria condotta e per riflettere - è il pensiero di Alleanza Verdi e Sinistra -. La solitudine, gli psicofarmaci dati non come cura ma come sedativo portano spesso purtroppo anche a questo”. Il gruppo consiliare Pistoia Ecologista e Progressista ha ricordato che solo poche settimane fa il Consiglio Comunale aveva approvato, all’unanimità, la sua mozione “dove chiedevamo di fare pressione sul governo per adottare misure urgenti di depenalizzazione, decarcerizzazione, differimento della pena e aumento delle misure alternative e di comunità” e sottolinea che secondo gli ultimi dati a disposizione nel carcere pistoiese sarebbero recluse oltre 90 persone a fronte di una capienza che potrebbe arrivare a 43 detenuti più 20 semiliberi. Anche Antonio Sessa con Legambiente Pistoia ha puntato il dito sulle difficoltà per trovare lavoro ai semiliberi: “Il carcere abbandonato com’è, uccide, invece di rieducare”.