sito

storico

Archivio storico

                   5permille

   

di Iuri Maria Prado


Libero, 24 agosto 2020

 

L'ex parlamentare è in cella accusato di concorso esterno in associazione mafiosa. L'aggravante: è avvocato e massone. Giancarlo Pittelli è un avvocato, un politico e - così si apprende - un massone. Tre qualità, come vedremo, non senza importanza nella spiegazione dei motivi che lo trattengono nella sua attuale dimora: il carcere.

Pittelli è richiuso in regime di isolamento, da otto mesi, nel carcere sardo di Badu e Carros: è implicato nell'indagine cosiddetta Rinascita Scott, in esito alla quale la procura di Catanzaro, assistita da tremila carabinieri, faceva rastrellamento di centinaia di persone accusate dei più disparati delitti. L'operazione, risalente all'anno scorso, era pubblicizzata con una conferenza stampa durante la quale il titolare delle indagini, il dottor Nicola Gratteri, spiegava davanti a una foresta di microfoni e telecamere che il blitz costituiva il compimento di una "rivoluzione" alla quale pensava dal momento in cui aveva preso posto in quel suo ufficio: una rivoluzione intesa a "smontare la Calabria come un trenino Lego, e poi rimontarla pian piano".

Attivo anche sui social, il dottor Gratteri si lagnava perché i principali quotidiani non avevano dato abbastanza rilievo all'indagine rivoluzionaria, e sul suo profilo Twitter postava gli articoli dei giornali invece solerti a riferire che lui "sta ripulendo la Calabria" e che la politica in quella regione è "una montagna di merda".

In questo quadro di serena amministrazione della giustizia, mentre una quantità di disgraziati finiti dentro erano rilasciati per mancanza di effettive esigenze cautelari, chi si azzardava a eccepire qualcosa era passato per bestemmiatore che infangava la purezza inquirente calabrese: ed erano cavoli amari perfino per il procuratore generale di Catanzaro, dottor Lupacchini, che, per aver espresso qualche riserva comprensibilmente indispettita a proposito della teatralità delle indagini, era immediatamente degradato e trasferito a mille chilometri di distanza.

E Pittelli? Pittelli, appunto, è un pezzo di lego smontato durante la rivoluzione giudiziaria di Catanzaro. Gli originari capi d'accusa fiorivano in un bouquet di delitti: associazione mafiosa, abuso d'ufficio, rivelazione di segreti, ma pare che fossero perlopiù inconsistenti e quel che rimane è il reato-jolly, l'imputazione-prezzemolo, quel concorso esterno in associazione mafiosa che non s'è mai capito cosa significhi salvo che serve a tenere in galera gente che abbastanza spesso, ma troppo tardi, è poi ritenuta innocente.

Una precisazione, a questo punto, importate: io questo Pittelli non l'avevo mai nemmeno sentito nominare. Ho saputo del suo caso dopo aver letto quel che ne ha scritto l'altro giorno il direttore del Riformista, Piero Sansonetti. Pittelli gli ha mandato un telegramma: "Aiutami, ti prego".

Ora io non so se questo carcerato sia responsabile dei delitti che gli imputavano di aver commesso (certamente non era responsabile di quelli che si sono via via sfarinati); e non so se davvero le accuse residue giustifichino la sua permanenza in carcere, perché varrà la pena di ricordare che stiamo parlando di uno che è in prigione prima del processo.

So però (questo apprendo da quel che si è pubblicato in argomento) che la pericolosità di Pittelli dipenderebbe dalla sua "qualità di avvocato e massone", giacché "in quanto tale" sarebbe "soggetto portatore di un rilevante patrimonio di conoscenze e di rapporti privilegiati con esponenti di primo piano a livello politico-istituzionale e del mondo imprenditoriale e delle professioni".

Non vuol dire che essere avvocati o massoni è un delitto, ma ci va abbastanza vicino. E che Pittelli stia ancora in galera non perché l'accusa rimanente lo imponga, ma perché scarcerarlo rivelerebbe qualche disinvoltura accusatoria, è una brutta impressione che ci piacerebbe tanto non avere.