di Edmondo Bruti Liberati
Corriere della Sera, 4 maggio 2024
I detenuti sono oltre 61.000, diecimila in più rispetto alla capienza ufficiale. Il tragico bollettino dei suicidi ci riporta 70 morti l’anno scorso e già 30 nel 2024. Le gravissime sistematiche violenze nei confronti dei detenuti minori del Carcere Beccaria di Milano sono l’ultima spia di una situazione di crisi nella gestione degli istituti penitenziari italiani. Il numero dei detenuti ha raggiunto la cifra record di oltre 61.000, diecimila in più rispetto alla capienza ufficiale. Il tragico bollettino dei suicidi ci riporta 70 morti lo scorso anno e 30 nei primi mesi di questo anno. La situazione ha raggiunto un livello non più tollerabile anche a fronte delle decisioni della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Le pene (e tanto più le detenzioni cautelari) ammonisce la Costituzione “non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità”. Il ricorso al carcere è purtroppo una necessità, ma ogni sforzo deve essere fatto per limitarlo.
La crisi viene da lontano, ma il messaggio che ora lancia la politica è, all’opposto: carcere, carcere, carcere. Le sbandierate iniziative sulla costruzione di nuove carceri, non solo non risolvono il problema immediato, ma lanciano un segnale sbagliato: non sostituzione di penitenziari obsoleti con altri che consentano un trattamento più umano, ma aumento complessivo della popolazione penitenziaria. In nessun paese e in nessun tempo più carcere ha portato più sicurezza. Nulla giustifica le violenze dei confronti dei detenuti (tanto più se minori) da parte degli agenti penitenziari, ma il sovraffollamento produce tensioni e rischi di eccessi. Nessuna generalizzata sfiducia nel corpo della polizia penitenziaria, ma a quattro anni dalle violenze nel carcere di Santa Maria Capua Vetere diverse sono state le vicende intollerabili e preoccupanti. Quanto è accaduto nel Carcere minorile di Milano, al di là delle singole responsabilità che saranno accertate con le garanzie dovute, indica una situazione fuori controllo. A pochi chilometri dal Beccaria sta il Carcere di San Vittore, ora intitolato al maresciallo vice comandante degli agenti di custodia Francesco Di Cataldo. Nel 1977, dopo due giorni di rivolta, il ripristino dell’ordine viene attuato in un clima di particolare tensione con gli agenti di custodia in servizio ininterrotto, senza turni e riposo. I caporioni della rivolta sono portati nel seminterrato per essere consegnati ai Carabinieri per il trasferimento ad altri carceri. È il momento di maggiore rischio di atti di ritorsione; per questo sono presenti sul posto il vice comandante di San Vittore e io stesso, magistrato di sorveglianza di Milano. L’uso legittimo della forza è stato mantenuto nei limiti della necessità e della proporzione, le ritorsioni sono state prevenute. Nella perversa logica dei terroristi Francesco De Cataldo, l’uomo del rispetto della legalità, viene assassinato l’anno dopo dalle Brigate Rosse.
L’onore degli agenti penitenziari sta nel rispetto dei principi della Costituzione e dei principi di umanità, nell’omaggio alla memoria di colleghi come il Maresciallo De Cataldo. Ma sta alla politica cessare di invocare sempre più carcere e comunque e subito adottare misure atte ad attenuare almeno la intollerabile situazione dei nostri penitenziari. Ovunque nel mondo sono previste misure di riduzione di pena per buona condotta. È depositata in Parlamento una proposta di legge che amplia i limiti delle riduzioni di pena consentite, per ogni semestre di pena scontata, dal nostro istituto della “liberazione anticipata”. Non è automatismo, non basta la sola buona condotta (cioè mancanza di sanzioni disciplinari) ma si richiede la “partecipazione all’opera di rieducazione”.
Il ministro Nordio si è affrettato a bollare la “liberazione anticipata speciale” come “una resa dello Stato”. Ma una resa dello Stato è proprio la attuale situazione delle nostre carceri. La proposta di legge, con alcune indispensabili correzioni della procedura e casi di esclusione, potrebbe essere approvata rapidamente e consentirebbe per lo meno subito una attenuazione della tensione. Il Ministro della Giustizia, responsabile della gestione delle carceri, e ministro “tecnico” dovrebbe essere il primo a sostenerla, bypassando la demagogia repressiva diffusa nelle forze politiche. O aspettiamo le elezioni europee per fare ciò che sarà ineluttabile…










