di Federica Olivo
huffingtonpost.it, 1 maggio 2026
In una riunione tra ministero e Anm l’annuncio: “Per la media sicurezza sarà di nuovo il direttore a decidere”. Per l’alta sicurezza la palla sui laboratori resta a Roma, ma con meno pratiche alcune attività potrebbero ripartire. Notizia accolta con speranza da chi ha condotto la battaglia per far continuare a entrare in carcere teatro, lingue e libri, ma nessuno si illude. Dopo mesi di chiusura entra in carcere uno spiraglio di luce. La circolare che ha dato il via alle restrizioni sulle attività culturali sarà cambiata: cadrà la regola secondo cui ogni attività che viene svolta in un carcere in cui ci sono detenuti in alta sicurezza deve essere autorizzata da Roma, anche se destinata ai detenuti comuni. Per questi ultimi tornano le regole di prima: sarà il direttore del carcere a decidere se autorizzare i laboratori oppure no.
Per l’alta sicurezza resta tutto a Roma: saranno gli uffici dell’amministrazione penitenziaria a decidere. Resta il doppio binario, ma si apre uno spiraglio: dovendo vagliare meno richieste, il Dap potrebbe essere più celere sull’alta sicurezza. E con una valutazione più attenta accordare il permesso a quelle attività che prevedono la presenza in uno stesso spazio di detenuti e soggetti esterni. Come il teatro per l’appunto.
Questo cambio di passo è stato annunciato dal ministero della Giustizia all’incontro con l’Associazione nazionale magistrati. In un confronto con i rappresentanti dell’Anm, è stato toccato il tema carceri. Lo ha posto Paola Cervo, giudice di sorveglianza a Napoli e componente della giunta dell’Anm. Dopo il riferimento all’impossibilità risolvere velocemente i problemi del sovraffollamento, il sottosegretario Andrea Ostellari e il capo di Gabinetto Antonio Mura hanno annunciato che il documento di ottobre, che di fatto ha abbattuto le attività culturali in carcere, sarà cambiato: “La modifica è imminente”, è la promessa.
Si tratta del primo cambio di passo dopo una stagione in cui la delega alle carceri era di Andrea Delmastro, in cui l’unico obiettivo del governo sembrava allontanare il carcere dalla società: e togliere ai detenuti teatro, scrittura, speranza e futuro. Nei mesi scorsi, come abbiamo raccontato, limitazioni al teatro in alta sicurezza e al contatto tra detenuti, pubblico e studenti si sono registrate anche a Saluzzo, Asti, Monza. Forti ritardi si sono registrati a Genova e a Padova. La situazione più eclatante riguarda il Teatro libero di Rebibbia, diretto da Fabio Cavalli: ai detenuti in alta sicurezza è vietato l’accesso al teatro. Possono fare le prove, senza pubblico e tecnici delle luci, ma devono accontentarsi di uno stanzino. Un paradosso per un’esperienza che ha portato Rebibbia fino a vincere l’Orso d’Oro a Berlino. Tra i vincitori c’era Salvatore Striano, che da delinquente è diventato attore professionista proprio grazie a quell’esperienza.
Da tutto il mondo carcerario - anche da detenuti come Gianni Alemanno e Fabio Falbo - era arrivato l’appello al governo a ripensarci. A riaccendere la luce che rappresentano le attività culturali per i detenuti. Dopo mesi di battaglie, le cose timidamente sembrano cambiare.
L’annuncio della revisione della circolare viene accolto con un misto di fiducia e di timore. Dal libero teatro di Rebibbia di Fabio Cavalli aspettano di leggere il testo prima di cantare vittoria, ma fonti interne dicono: “Continuiamo questa battaglia con tutte le nostre forze. Speriamo che qualcosa cambi”. Salvatore Striano ricorda che “difendere il teatro in carcere non è un capriccio: è difendere l’articolo della Costituzione che permette ai detenuti di avere una sana e seria revisione critica e portarli verso una riabilitazione, è difendere lo stesso carcere affinché non venga etichettato come una discarica sociale ma un luogo parte integrante di una città”. In treno per Venezia, dove il primo maggio reciterà nel suo spettacolo “Il giovane criminale”, aggiunge: “Mi auguro che si possa istituire uno studio al Ministro della Giustizia sull’importanza del teatro in carcere, perché è uno degli strumenti che dà più risultati in assoluto per quanto riguarda il recupero dei detenuti. Quindi stiamo in attesa affinché le cose migliorino e viva il teatro!”.
Domenico Massano, Garante dei detenuti di Asti, che tra i primi ha sollevato spiega: “È un’ottima cosa che il Dap sia tornato sui suoi passi, sanando un errore precedente e garantendo un diritto per i detenuti della media sicurezza. Sarebbe una notizia migliore se lo stesso fosse fatto per tutti i circuiti, compresa l’alta sicurezza, dove a un certo punto è stato vietato, senza una ragione, fare cose che prima si facevano senza problemi”. Per Massano il tema è l’approccio che si vuole avere con i detenuti che scontano la pena per reati più gravi: “Se permane la prospettiva secondo cui bisogna tagliare ogni forma di contatto con il mondo esterno, difficilmente le cose cambieranno”. Per Alessio Scandurra di Antigone “dopo un coro di proteste da parte di molte organizzazioni della società civile, il Dap è dovuto tornare parzialmente indietro su alcune di queste iniziative”.
Iniziative che, aggiunge, erano state promosse “per non si capisce quali ragioni di sicurezza”. Per Scandurra è utile ricordare “che il volontariato garantisce trasparenza e moltissime delle iniziative che contribuiscono oggi ai percorsi di reinserimento dipendono totalmente dalla presenza delle organizzazioni del terzo settore. Lasciarle fuori significa schiacciare il carcere verso una funzione di puro contenimento dei corpi”.
Il ministero ha promesso che cambierà anche la cosiddetta “circolare frigoriferi”, che avrebbe impedito ai detenuti, durante l’estate sempre più torrida in carcere, di poter bere almeno dell’acqua fresca in cella: il divieto riguarderà solo i refrigeratori grandi, quelli piccoli potranno restare in cella. Sembra un fatto scontato. Per chi vive il carcere non lo è più.











