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di Federica Olivo

huffingtonpost.it, 15 maggio 2026

Alcuni reparti della Polizia penitenziaria non saranno più sotto il controllo di personale civile, ma faranno riferimento a un dirigente in divisa. C’è la bozza, manca solo la firma di Nordio. I garanti: “Disegno contrario alla Costituzione, si rompe un equilibrio delicato”. Per i sindacati nessun allarme. De Fazio (Uilpa): “Fanno confusione, un conto è il trattamento dei detenuti, altro la sicurezza”. C’è un decreto ministeriale che sta creando un piccolo grande caso al ministero della Giustizia. Si tratta di una bozza di 14 pagine in cui si prevede una riorganizzazione di alcuni dipartimenti della Polizia penitenziaria. Non saranno più, in sostanza, alle dirette dipendenze del personale civile dell’amministrazione carceraria, ma faranno capo a una nuova figura dirigenziale della Polizia penitenziaria.

I nuclei investiti da questo cambiamento sono tra i più importanti: il Gruppo Operativo Mobile (Gom), che si occupa del 41 bis, il Gruppo di Intervento Operativo, Nucleo Investigativo Centrale (Nic), che si occupa di investigazioni e l’Uspev, che si occupa di scorte. Quello che sembra un fatto tecnico e organizzativo sta scatenando le preoccupazioni di molti, che lamentano il rischio militarizzazione del carcere: meno potere al direttore e al personale civile, più potere alle divise. Il provvedimento viene invece difeso dai sindacati di Polizia penitenziaria, che dicono che questa misura non cambierà nulla nel trattamento dei detenuti, ma serve solo a organizzare meglio gli agenti.

Tra i primi a considerare il provvedimento problematico c’è Samuele Ciambriello, garante dei detenuti della Campania e portavoce della conferenza nazionale dei garanti territoriali: “La bozza di decreto ministeriale che sta circolando non è un semplice aggiustamento di uffici, ma è il tentativo maldestro di realizzare un disegno contrario alla nostra Carta Costituzionale. La secessione della sicurezza dalla realtà. Siamo di fronte a un paradosso doloroso. Mentre nei nostri istituti si consuma il dramma quotidiano del sovraffollamento e della solitudine, a Roma si pensa di rispondere con la militarizzazione”. Secondo Ciambriello questo passaggio: “Significa una cosa sola: scambiare il carcere per una caserma e la custodia per una “sfida muscolare”.

Della stessa tesi Stefano Anastasia, garante dei detenuti di Lazio e Umbria: “La bozza di decreto ministeriale - dice a HuffPost - rompe il delicato equilibrio fissato dalla riforma del corpo di polizia penitenziaria. Ipotizzare altre catene di comando rischia di pregiudicare l’unità d’azione dell’amministrazione e di sbilanciare il suo operato su una delle sue aree operative, quella della sicurezza, a danno di tutte le altre”. A lamentarsi anche i dirigenti delle carceri, attraverso il loro coordinamento nazionale. La tesi è che questa misura sottragga loro potere, per darne di più ai dirigenti della penitenziaria.

Tutti questi allarmi vengono respinti dagli agenti: “La legge che pone le basi per questa modifica era stata varata - dice a HuffPost Gennarino De Fazio, segretario Uilpa Polizia penitenziaria - tra il 1999 e il 2000, quando c’era come ministro della Giustizia Oliviero Diliberto. Tutto si può dire tranne che sia una norma di destra espressione della deriva securitaria. L’obiettivo di queste modifiche è dare una gerarchia al corpo di Polizia. Se esiste un dirigente, di qualcosa si dovrà anche occupare. Una cosa è il trattamento dei detenuti, che non viene toccato da questa riforma, un’altra è la sicurezza”.

Dopo la legge di 25 anni fa, a dare un ulteriore impulso a questa rivoluzione delle carceri era stato il ministro dei 5 stelle Alfonso Bonafede, durante il governo giallorosso. Il tutto era poi caduto nuovamente nel dimenticatoio: mesi scorsi, sotto la gestione di Andrea Delmastro che ha sempre avuto un filo diretto con la penitenziaria, c’è stata l’accelerazione. Delmastro ora non è più al ministero, causa dimissioni, ma la linea è rimasta la stessa. E il documento, se sarà dato il via libera, porterà direttamente la firma del ministro della Giustizia, Carlo Nordio. L’ultimo atto sarà scritto martedì 19 maggio, quando ci sarà un incontro con i sindacati. “Si sta creando troppa confusione - chiosa De Fazio - non vorrei che questa battaglia ingaggiata contro il decreto ministeriale sia basata su una difesa di posizionamenti e poltrone più che su una questione di principio”.