di Anna Maria Merlo
Il Manifesto, 1 luglio 2022
Come vincere la guerra senza farla? È la risposta a questa domanda d’emergenza che il vertice Nato chiuso ieri a Madrid - 40 anni dopo l’entrata della Spagna nell’Alleanza, che allora aveva suscitato molta contestazione - ha cercato di definire, camminando su un crinale sottile
Travolti dall’attualità, come già al G7 appena concluso a Elmau in Baviera, i paesi Nato hanno avuto una sola risposta: “investire nella Nato” per far fronte alla guerra riapparsa in Europa. Anche se, ha frenato Emmanuel Macron, “la Nato non è in guerra” ma “il continente europeo non è più in pace” e “la Russia porta da sola la responsabilità di questa guerra e delle conseguenze gravi che impone al mondo intero”. Per l’Ucraina c’è l’assicurazione che l’aiuto durerà “fino a quando sarà necessario”, anche se il paese non è membro Nato.
Più soldi, dunque, per le armi: un aumento del budget “considerevole” ha detto il segretario della Nato, Jens Stoltenberg. Boris Johnson ha affermato che l’investimento nella Difesa britannica salirà al 2,5% del pil nel 2030, l’ospite Pedro Sanchez ha assicurato che la Spagna porterà al 2% la spesa militare a causa del “cambiamento tettonico” causato dalla guerra in Ucraina, la Germania ha già portato a 100 miliardi la spesa militare (calcolata fuori dal budget dello stato). Joe Biden ha annunciato altre armi all’Ucraina per 800 milioni, per rafforzare la difesa aerea, e si è impegnato a vendere dei caccia F-16 alla indisciplinata Turchia, che ottiene quello che vuole mercanteggiando la rinuncia al veto sull’ingresso di due ex paesi neutrali, Svezia e Finlandia, con l’arrivo di nuove armi e la testa dei rifugiati curdi e dei dissidenti politici fuggiti in quei paesi, per ora una lista di 33 nomi.
Per la vendita di F-16 alla Turchia ci vuole l’accordo del Congresso, ma Biden è fiducioso di “poterlo ottenere”. Erdogan fa pesare anche il ruolo che può avere per sbloccare i cargo di cereali nel Mar Nero, il cui blocco è minaccia alla sicurezza alimentare mondiale. Intanto, Svezia e Finlandia hanno firmato un memorandum che impegna sulla “cooperazione nella lotta al terrorismo”. Macron però ricorda: “Non spetta alla Nato definire chi è terrorista e chi non lo è”.
Più soldati: 300mila uomini in più sul fronte orientale per agguerrire la difesa terrestre, marittima e aerea. Per Italia e Germania ci sarà un sistema di difesa aereo, per la Spagna due cacciatorpediniere nel porto di Rota. In Polonia è già stata inaugurata una base permanente, un posto di comando avanzato che avrà 10mila uomini. Aumenta la presenza Nato in Romania e nei Baltici. La Germania e la Spagna si preparano a fornire dei carri Leopard all’Ucraina, dopo i Caesar francesi e la profusione di armi anglosassoni.
La Nato ha presentato lo Strategic Concept, il nuovo piano a lungo termine dell’Alleanza, che non era stato rivisto dal 2010. Allora, la Nato si era illusa su una possibile “partnership strategica con la Russia”. Oggi la Russia è “la più importante e la più diretta sfida” per la Nato. Che per la prima volta cita nel documento finale anche la Cina, considerata “una sfida” per “interessi, sicurezza, valori” occidentali, che si “impegna a minare l’ordine internazionale”. La Nato, a questo stadio, vuole evitare che il riavvicinamento Russia-Cina sia inevitabile.
Il nuovo Strategic Concept deve tener conto dell’evoluzione recente della difesa europea, lo Strategic Compass varato a marzo, un obiettivo di rafforzamento per far fronte al rischio di un disimpegno Usa, che malgrado il dispiegamento ora in aumento in Europa a causa della guerra in Ucraina, guarda prima di tutto alla Cina. Ancora ieri Biden ha insistito sulla “sfida sistemica” rappresentata da Pechino. Il documento finale Nato afferma che Nato e Ue hanno “ruoli complementari, coerenti e che si rafforzano mutualmente” e insiste sul “valore” della difesa europea “più forte e più capace” per “contribuire positivamente alla sicurezza globale e transatlantica”.
La Nato infine ha firmato ieri una partnership con Tunisia e Mauritania per la lotta al terrorismo (islamico). Invece, la Spagna non ha ottenuto la garanzia Nato sull’applicazione dell’articolo 5 (la norma “attacchi uno, attacchi tutti”) per Ceuta e Melilla. E alla Georgia è stato detto che dovrà aspettare per diventare membro Nato (come per la Ue).










