di Francesco Grignetti
La Stampa, 31 luglio 2021
Costa (Azione): "Norma di civiltà". Il meccanismo non sarà automatico. La sindaca di Roma Virginia Raggi è stata assolta in via definitiva per la vicenda delle nomine in Campidoglio: potrà chiedere de-indicizzazione dei pezzi giudiziari?
Sono passati appena cinque anni da una Direttiva europea che sanciva i nuovi diritti alla Privacy, e tra questi il "diritto all'oblio", ovvero come sfuggire ai motori di ricerca che su Internet macinano milioni di articoli e trovano in pochi secondi ogni tipo di riferimento collegabile a un nome. Ecco, nella riforma del processo penale, su proposta di Enrico Costa, deputato di Azione, accettata dal governo e dalla maggioranza, si estende il diritto all'oblio a tutti quelli che sono stati indagati o sottoposti a processo e poi assolti. La sentenza di assoluzione varrà come titolo per ottenere la de-indicizzazione dai motori di ricerca. Come, lo stabilirà un successivo provvedimento ministeriale. Ma il principio si avvia a diventare legge. Costa esulta: "È una norma di civiltà, in base alla quale una persona assolta o prosciolta non può essere marchiata a vita". E aggiunge: "Se non ci fosse questo dilagare del processo mediatico, se non ci fossero continue conferenze stampa delle procure, se fosse rispettata la presunzione d'innocenza, non ci sarebbe stato bisogno di questo emendamento. Oggi invece la Rete infanga spesso le persone e restano sacche di resistenza ai rimedi".
La Direttiva europea ha stabilito che questo diritto all'oblio esiste. C'è un comitato apposito di Google, che è il referente principale per questo tipo di problematica, addetto a esaminare le istanze degli utenti. Qualora la prima richiesta venga rigettata, si può poi fare ricorso al Garante nazionale per la Privacy. In Italia accade spesso che persone si rivolgano al Garante, perché delusi da Google. Ma anche qui non c'è un automatismo, in quanto vanno bilanciati il diritto alla reputazione individuale, ma anche il diritto alla conoscenza e alla memoria. E se un ex terrorista, come è accaduto, pur processato e condannato, chiede dopo 30 anni dalla condanna di essere cancellato dai motori di ricerca, la risposta è stata negativa, in quanto prevaleva l'interesse pubblico. Lo stesso accadde qualche anno fa con Mario Chiesa, universalmente conosciuto come "il mariuolo" per la definizione che ne diede Bettino Craxi: voleva l'oblio, gli dissero di no.
Nel caso delle assoluzioni, ovviamente la situazione è diversa. Però non ci saranno automatismi neppure in questo caso. Può sempre esserci un interesse collettivo a non dimenticare una data vicenda. In ogni caso, la de-indicizzazione significa che gli articoli che riguardano una data persona non vengono mai cancellati dall'archivio del giornale che li ha pubblicati, ma che diventa impossibile risalirvi attraverso l'interrogazione di un motore di ricerca.
"Imputati che sono stati assolti hanno diritto a vedere in qualche modo reintegrata la loro reputazione", dice Costa. Secondo il deputato, la norma si applicherà più che ai grandi nomi della politica, ai tanti individui che finiscono stritolati dalle pagine di cronaca locale. "Persone qualsiasi, che, al primo colloquio di lavoro, trovano magari sul tavolo la stampa di qualche articolo che li ha citati. Parliamo di persone prosciolte o assolte. Nel frattempo hanno dimenticato i loro guai giudiziari. Ma da Internet quelle vecchie storie da cui sono usciti puliti, tornano fuori". Da domani, non più.











