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di Paola D’Amico

Corriere della Sera, 8 marzo 2025

A livello globale, in 30 anni, si è dimezzato il numero delle adolescenti che partoriscono, è in calo la pratica delle mutilazioni genitali e in calo le spose bambine. Ma il nuovo rapporto di Unicef con UN Woman/Plan International, dice che per 122 milioni di adolescenti la scuola è ancora un miraggio. Ombre ma anche luci sul pianeta donne. Se il nuovo rapporto di Unicef con UN Woman/Plan International, divulgato in occasione della Giornata Internazionale della Donna - Girl Goals: Cosa è cambiato per le ragazze? I diritti delle adolescenti in 30 anni - dice che per 122 milioni di ragazze la scuola è ancora un miraggio, che devono far fronte a carenze nei servizi sanitari salvavita, e ancora che sono a rischio di pratiche dannose come il matrimonio infantile (1 su 5 si sposa durante l’infanzia), è vero che ci sono buone notizie, a cominciare dalla pratica delle mutilazioni genitali femminili che è finalmente in calo. Negli ultimi 30 anni, Paesi come il Burkina Faso e la Liberia hanno dimezzato la percentuale di ragazze sottoposte a questa pratica. Certo occorre fare di più, il tasso di declino, spiegano gli esperti, deve essere 27 volte più veloce per raggiungere l’obiettivo di eradicazione fissato nei Goals delle Nazioni Unite 2030.

I dati - Di positivo c’è anche che a livello globale si è quasi dimezzato il numero delle adolescenti che partoriscono. Però, di nuovo, occorre fare di più: quest’anno si è calcolato che quasi 12 milioni di under 19 partoriranno ma le complicazioni da parto precoce sono molto alte e causano 1 decesso ogni 23 adolescenti. Nel 1995, 30 anni fa dunque, a Pechino l’assemblea generale delle Nazioni Unite individuò tre obiettivi che dovevano rappresentare la base del futuro lavoro in difesa delle donne: la piena uguaglianza fra i sessi ed eliminazione delle discriminazioni sessuali, l’integrazione e la piena partecipazione delle donne allo sviluppo. Vent’anni più tardi, è stato concordato da 193 Paesi un piano d’azione per le persone, il Pianeta e la prosperità. È l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, sottoscritta il 25 settembre 2015.

Agenda 2030 dell’Onu - Due Goals in particolare riguardano l’universo femminile. Il Goal 5, “Raggiungere l’uguaglianza di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze”, e il Goal10 che punta all’adeguamento delle politiche e degli strumenti legislativi per ridurre, in ogni Paese, le disparità basate sul reddito, o sul sesso, l’età, la disabilità, la razza, la classe, l’etnia, la b, lo status economico o di altra natura. “Le ragazze adolescenti - sottolinea la dg di Unicef Catherine Russell - sono una forza potente per il cambiamento globale. Con il necessario sostegno al momento giusto, possono contribuire a realizzare gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e a rimodellare il nostro mondo. Gli investimenti in aree critiche come l’istruzione, le competenze, la protezione e i servizi sanitari e nutrizionali essenziali possono liberare il potenziale delle ragazze adolescenti in tutto il mondo e risollevare le comunità e i Paesi”. La promessa di non lasciare indietro nessuno richiede ancora molti sforzi.

Donne e Unesco - Anche per Unesco l’uguaglianza è la base di tutto. Il raggiungimento dell’uguaglianza è la priorità mondiale. E Unesco sostiene le donne, per esempio, come leader nella conservazione dell’ambiente. Begoña Lasagabaster, direttrice divisione uguaglianza di genere Unesco, ha detto che “spesso il nesso donne-ambiente è dimenticato, che il degrado ambientale non è neutrale dal punto di vista del genere. E nemmeno l’emergenza climatica lo è”. Ma non va dimenticato che “quando si verifica un disastro naturale, le donne hanno 14 volte di più la probabilità di morire rispetto agli uomini e rappresentano fino al l’80 per cento degli sfollati. E 150 milioni di donne nel mondo sono costrette alla povertà dai cambiamenti climatici”.

Se guardiamo poi nel volontariato italiano, le donne sono una forza imprescindibile ma anche qui in bilico tra il loro contributo determinante e una scarsa rappresentanza nei ruoli decisionali. I dati Istat relativi al Censimento permanente delle istituzioni non profit lo confermano: le volontarie italiane sono quasi 2 milioni, pari al 42% del totale ma se si considera il volontariato in età giovanile, la loro presenza supera quella maschile. Sebbene il calo del numero complessivo di volontari rispetto al 2015 abbia colpito entrambi i generi, la diminuzione della componente femminile (-13%) è stata meno marcata rispetto a quella maschile (-17,6%). Ma nei ruoli di vertice, la presenza femminile è ancora minoritaria nei livelli decisionali più alti. Utile, infine, la lettura dei dati di un’indagine realizzata nel 2023 da Generali Italia, con il supporto della Country Sustainability and Social Responsability, della Business Unit Enti Religiosi e Terzo Settore-Generali Italia e con il contributo di CSVnet: quando riescono a conciliare gli impegni personali con l’attività volontaria, le donne dimostrano una maggiore stabilità e costanza. “Le donne hanno spesso meno tempo per dedicarsi al volontariato a causa dei carichi familiari e lavorativi, ma quando possono farlo il loro apporto è di grande valore, sia per continuità che per affidabilità” - afferma Chiara Tommasini, presidente di CSVnet, la rete che associa i 49 Centri di servizio per il volontariato (Csv) attivi in Italia - Il nostro obiettivo è supportare le organizzazioni nello sviluppo di ambienti sempre più inclusivi e flessibili”.