di Cristiana Mangani
Il Messaggero, 13 ottobre 2019
Nasce un osservatorio permanente. Il Sindacato Sappe: "servono medici e psicologi". È successo anche qualche giorno fa: un assistente capo della Polizia penitenziaria di 53 anni, con un lungo periodo di lavoro nel carcere di Piacenza, si è tolto la vita impiccandosi vicino alla cantina di casa.
Prima di lui, l'estate scorsa, a Pisa, un agente scelto di soli 30 anni, si è ucciso una domenica pomeriggio in casa dei genitori. E il bollettino di una guerra di dolore, stress fisico e psicologico, è ogni giorno più pesante: 3, 5,10, il numero aumenta di continuo, tanto da diventare un vero allarme sociale per l'intera categoria.
Sono già circa 25 i suicidi nel solo 2019 degli appartenenti alle Forze dell'ordine. Una media che cresce e preoccupa. Il dato doppia quello relativo ai suicidi nell'intera popolazione, e sono soprattutto poliziotti e agenti penitenziari a togliersi la vita. Per 1'88 per cento con la propria pistola di ordinanza. Il Sindacato autonomo della Penitenziaria ne sta facendo una vera e propria battaglia sociale.
"Sembra davvero non avere fine il male di vivere che caratterizza gli appartenenti al Corpo - dichiara Donato Capece, segretario generale del Sappe - Quel che è certo è che sui temi del benessere lavorativo l'Amministrazione e il ministero della Giustizia sono in colpevole ritardo, senza alcuna iniziativa concreta". Capece ritiene che sia "un luogo comune pensare che lo stress lavorativo sia appannaggio solamente delle persone fragili e indifese"".
"Il fenomeno - aggiunge - colpisce inevitabilmente anche quelle categorie di lavoratori che almeno nell'immaginario collettivo ne sarebbero esenti, ci riferiamo in modo particolare alle cosiddette "professioni di aiuto", dove gli operatori sono costantemente esposti a situazioni stressogene. Vorrei fare un appello al guardasigilli Bonafede: "se ci sei, batti un colpo!".
Servono soluzioni concrete. Come anche hanno evidenziato autorevoli esperti del settore, è necessario strutturare un'apposita direzione medica della Polizia penitenziaria, composta da medici e da psicologi impegnati a tutelare la salute di tutti i dipendenti".
Prima dell'agente che ha fatto una strage in famiglia e si è sparato, era successo in Calabria, e poi ancora a una agente donna nel Nord Italia. Tutte persone che non avevano mai manifestato particolari disagi. Impossibile individuarli e aiutarli. La Penitenziaria è tra le più esposte alle situazioni di disagio, ma ugualmente accade con la polizia di Stato, tanto che il prefetto Gabrielli ha costituito un Osservatorio permanente interforze proprio sul fenomeno suicidario nel Corpo. E la scelta è innovativa, soprattutto perché la prassi è sempre stata "lavare i panni sporchi in famiglia".
L'Italia, comunque, non è la sola a soffrire di questo allarme, perché dati anche più preoccupanti arrivano da Francia e Spagna, dove il fenomeno è in grandissimo aumento. In oltre - come chiariscono dall'Associazione Cerchio blu dove è stato creato un Osservatorio dei suicidi nelle Forze dell'ordine, "contrariamente a quanto accade nel resto della popolazione, c'è una quasi totale assenza di tentati suicidi, perché essere in possesso di un'arma da fuoco non dà scampo".










