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di Enrico Lisetto


Messaggero Veneto, 2 luglio 2021

 

Monsignor Pellegrini auspica che si realizzi presto la nuova Casa circondariale. Al Castello 60 ospiti rispetto ai 38 previsti. Ma prima del Covid era peggio. "Da tempo prego e auspico che si risolva la vicenda del nuovo carcere. Che renda la vita dignitosa a tutti, personale che vi opera e detenuti". Così il vescovo Giuseppe Pellegrini alla messa per il patrono della polizia penitenziaria San Basilide, nella chiesa del Cristo di Pordenone.

La situazione odierna al castello è di "affollamento ordinario", ma non di sovraffollamento. L'antico maniero, infatti, dovrebbe ospitare 38 detenuti: in questi giorni oscillavano da 58 a 60. Ma la riparametrazione degli standard fa sì che non vi sia emergenza. Si è, in sostanza, in una situazione "tollerabile" dal momento che in passato si era toccata anche quota 80 detenuti, 72 prima della pandemia. Pure i numeri della polizia penitenziaria non sono ottimali: a fronte di 53 posti previsti in pianta organica, oggi gli agenti sono 41, con una dozzina di scoperti, al comando del dirigente aggiunto Donatella Nardacchione.

Un "panorama" che prima della messa del patrono - alla quale hanno assistito anche il prefetto Domenico Lione, il procuratore Raffaele Tito, il presidente del tribunale Lanfranco Tenaglia e l'assessore Cristina Amirante per il Comune di Pordenone - era stato illustrato al vescovo, accompagnato dal cappellano della casa circondariale don Piergiorgio Rigolo.

"La struttura di Pordenone non è stata colpita in maniera pesante dall'emergenza Covid - ha premesso la direttrice in reggenza Irene Iannucci - mentre Tolmezzo sì. Mi sembrava di vivere tanti venerdì santi in una sorta di lazzaretto. Anche in quel frangente ho conosciuto l'attività instancabile della polizia penitenziaria. Il carcere è anche luogo di sofferenza, gestiamo vite dolenti: ma ho visto fermezza, professionalità, rispetto delle regole e profonda umanità". La direttrice ha esortato "a non delegittimare le istituzioni. Gestiamo sempre con meno risorse e maggiori difficoltà una popolazione variegata".

Tornando alle parole del presule, monsignor Pellegrini ha dato una lettura cristiana all'operato della polizia penitenziaria, con la premessa che ha a che fare quotidianamente con persone fragili: "Il cristiano risponde in un clima di serenità e non di contrapposizione. Ciò non vuol dire lasciar correre, ma c'è modo e modo di trattare le persone". Un riferimento indiretto ai fatti recentemente accaduti nel Casertano. Quindi l'auspicio che la nuova casa circondariale sia realizzata al più presto: "Da anni prego e auspico - ha concluso il presule - che si realizzi una nuova struttura, per rendere la vita più dignitosa sia al personale sia ai detenuti". La vertenza si trascina da anni, il via libera del Consiglio di Stato per una struttura da 300 posti, risale a marzo.