di Natascia Gargano
rainews.it, 20 agosto 2026
La morte a Pordenone di un detenuto 19 enne e il punto sui lavori San Vito al Tagliamento (apertura nel 2027). “La pena dev’essere rieducativa”. La morte nel carcere di Pordenone del 19 enne egiziano che ha dato fuoco al materasso della propria cella ed è rimasto intossicato dalle esalazioni, riporta l’attenzione anche sulla costruzione del nuovo penitenziario di San Vito al Tagliamento, la struttura da 300 posti che sostituirà quella di piazza della Motta. I lavori sono in corso e l’apertura resta confermata entro il 2027. Il sindaco di San Vito al Tagliamento, Alberto Bernava: “La tragedia evidenzia i limiti del nostro sistema carcerario; a San Vito siamo impegnati per la costruzione del nuovo penitenziario, i lavori procedono bene e attendiamo che possano essere terminati per il 2027, ma parallelamente stiamo portando avanti una cabina di regia per un nuovo modello di detenzione che non si limiti alla pena ma che persegua pienamente gli obiettivi costituzionali di reinserimento dei detenuti nella società”.
In una nota invitano ad accelerare la conclusione dei lavori del nuovo penitenziario il segretario del Pd provinciale di Pordenone Fausto Tomasello e Valentina Francescon della segreteria regionale. Furio Honsell (di Open Sinistra FVg) pone l’attenzione invece sui materassi a rischio. La cella in cui è morto il diciannovenne, la numero 11, è sotto sequestro. La finestra è annerita dal fumo. Il cappellano del carcere don Diego Toffoletti racconta di un ragazzo con le sue difficoltà” e invita a “non giudicare e a riflettere sulla vita di un giovane che si è persa”.
La tragedia è arrivata pochi giorni dopo la visita alla casa circondariale organizzata da Nessuno Tocchi Caino e dalla Camera penale, durante la quale erano emersi sovraffollamento, temperature elevate e carenza di spazi. “È più che mai necessaria la nomina del Garante dei detenuti a Pordenone che chiediamo da anni” dichiara la presidente della Camera penale Esmeralda di Risio, che aggiunge: il nuovo carcere di San Vito non è la soluzione ai problemi dei detenuti. “Abbiamo carenza di polizia penitenziaria, di medici, di volontari, noi abbiamo bisogno di personale che sostiene i detenuti, perché la pena deve essere rieducativa. Mettere i detenuti in un carcere nuovo senza la risorse umane necessarie non risolve alcun problema”.










