Il Gazzettino, 1 aprile 2020
Il Covid 19 non ha forzato le mura del carcere. Nessun caso sospetto, almeno a livello ufficiale, dentro il Castello. Così il sistema generale di organizzazione sanitaria va avanti con il ritmo e le caratteristiche consuete. Il ricorso all'ospedale si effettua come accadeva prima, ossia in tutte le situazioni di necessità, compresi gli episodi legati all'autolesionismo, informa don Piergiorgio Rigolo (in foto), il cappellano dei reclusi. È uno dei cosiddetti Preti di frontiera, quelli che prima di ogni Natale pubblicano la lettera aperta indirizzata alla comunità del Friuli Venezia Giulia, parlando di solidarietà, impegno sociale, pacifismo, ruolo femminile, dignità, ultimi e fragilità.
Dopo l'emergenza prodotta dal Coronavirus, comunque, più di qualcosa è cambiato anche nell'istituto di pena. Alcuni dei suoi ospiti, per esempio, hanno aderito alla campagna promossa dai reclusi del Nordest, con la raccolta di fondi per sostenere una sanità pubblica messa a dura prova dall'ondata incessante dei ricoveri. Un impegno lodato dal presidente Mattarella. Poi gli ultrasettantenni possono usufruire della detenzione domiciliare con minori vincoli. Purtroppo segnala don Rigolo -, nel frattempo le comunicazioni con familiari e parenti si sono ridotte a una telefonata quotidiana di 10 minuti. Sono però possibili i video-colloqui via skype. I semiliberi, ossia coloro che escono di giorno per lavorare (dove è ancora possibile farlo, ndr) e rientrano in carcere alla sera, hanno l'opportunità di godere della licenza familiare. Restano sospesi tutti gli incontri con i volontari e i Tessitori di giustizia nel cambiamento.
Il sacerdote, nel frattempo, è diventato un prezioso trait d'union tra la direzione, gli educatori e gli agenti di Polizia penitenziaria in servizio al Castello. Per quanto riguarda i più indigenti tra i ristretti va avanti il cappellano mi faccio fornire una sorta di lista della spesa. Parliamo di cose minimali, naturalmente: l'obiettivo è quello di assicurare loro la possibilità di telefonare, di acquistare i francobolli per le lettere e il necessario ai fini dell'igiene personale.
C'è poi chi ha trovato in questo periodo tribolato uno spiraglio di libertà: la Casa d'accoglienza Oasi 2 sta ospitando sette detenuti in regime di detenzione domiciliare. Gli agenti della penitenziaria hanno il carico maggiore dei problemi conclude don Rigolo -. Forti di calma e grande umanità cercano di mantenere un buon livello di convivenza interno, rispondendo con la pazienza, il dialogo e la comprensione alla disperazione di chi hanno di fronte, che spesso non conosce neppure la nostra lingua.










