Il Gazzettino, 30 maggio 2021
Un piatto, un tetto e lavoro per riconciliarsi con la vita. La generosità di Claudia Francardi e Irene Sisi ha segnato il senso dell'apertura della Casa d'accoglienza Oasi 2, in via Seduzza, quasi sette anni fa. Claudia è la vedova dell'appuntato Antonio Santarelli.
Nel 2011 una pattuglia di carabinieri fermò alcuni ragazzi che stavano andando a un rave party, in provincia di Grosseto. Mentre controllavano i documenti, uno di loro ha preso un bastone, ha colpito i due carabinieri ed è scappato. Antonio, il marito di Claudia, è morto dopo un anno di coma. Nel frattempo è stato individuato il responsabile di quell'atto così violento, un ragazzo giovanissimo, Matteo Gorelli, che fu arrestato, processato e condannato all'ergastolo; la pena all'appello è stata ridotta a vent'anni. Irene è, invece, proprio la madre di Matteo. Fu un evento testimonianza di giustizia riconciliativa.
Le due mamme si cercarono, si incontrarono e si sentirono capaci di condividere la loro storia di ascolto vicendevole e di sintonia spirituale. In noi c'era il bisogno di "sentire" come sia stata possibile, e lo possa essere ancora, un'esperienza di riconciliazione e perdono così importante: una giustizia riconciliativa, quindi, e non solo punitiva.
Per questo stava nascendo a Cordenons la Casa di Accoglienza Oasi 2, per imparare a ricomporre esistenze sconvolte, dal punto di vista individuale e sociale. Oggi sono 5 gli "ospiti", ma presto saranno 8. Una provvidenziale collaborazione e intesa con Sandro Castellari, responsabile della Coop Oasi e iniziatore dei processi di accoglienza e reinserimento sociale, rende possibile ravviamento, nel mondo del lavoro, delle persone accolte all'Oasi 2. Lo slogan di Sandro è "dare un piatto, un tetto e un lavoro".
Il vescovo, Giuseppe Pellegrini, oltre a incoraggiare questi progetti, ne è un fervente sostenitore: "Invito le parrocchie e le persone di buona volontà a guardare con delicata attenzione e ragionevole speranza a queste iniziative".
L'Oasi 2 ha bisogno attualmente di una lavatrice, se non nuova, usata e in buono stato, e di un box metallico per custodire gli attrezzi da lavoro. Il riferimento per eventuali donazioni è don Piergiorgio Rigolo, cappellano del carcere e responsabile dell'Oasi 2, che risponde al numero 335.1874835.











