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di Alberto Comisso

telefriuli.it, 20 agosto 2026

Sequestrata la cella del carcere dove si è verificato l’incendio. I fumi tossici inalati in cella e un interrogativo di fondo: come ha fatto un materasso, che per legge dovrebbe essere ignifugo, a bruciare così rapidamente? È questo il nodo principale attorno a cui ruotano le indagini sulla tragedia che si è consumata nella tarda serata di lunedì all’interno del carcere di Pordenone, dove un diciannovenne di origine egiziana ha perso la vita a causa dell’inalazione di monossido di carbonio. Poco prima delle 23, il giovane - che condivideva la cella al primo piano con altri tre reclusi - si è barricato all’interno sbarrando l’ingresso con una sedia e ha dato fuoco al proprio materasso e ad alcuni arredi, servendosi probabilmente del fornelletto a gas in dotazione. Nonostante il tempestivo intervento della Polizia Penitenziaria, che è riuscita a farsi strada tra le fiamme e a raggiungere il ragazzo rifugiatosi nel bagno, la saturazione di fumo denso si è rivelata letale: il 19enne è deceduto poco dopo l’arrivo in ospedale.

L’incendio ha reso necessario lo sgombero dell’intera ala del primo piano e l’intervento dei Vigili del Fuoco per la bonifica. Due detenuti sono rimasti lievemente intossicati e visitati in ospedale a scopo precauzionale. Sull’episodio indaga la polizia di stato e la Procura, che ha posto la cella sotto sequestro e sta valutando se disporre l’autopsia sulla salma del giovane. Sebbene la dinamica punti a un atto autolesionistico sfociato in fatalità, le verifiche dovranno chiarire se la fornitura del materiale in uso al penitenziario fosse a norma o se vi siano stati difetti nella capacità di ritardare la combustione.