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Messaggero Veneto, 11 novembre 2019


Tra prevenzione e stimolo al cambiamento Si comincia venerdì, poi assemblee di istituto. Non ci sono libri di testo né dizionari per imparare ad ascoltare l'altro. È un esercizio costante, impegnativo, tanto più difficile quanto l'altro è distante dalla nostra comfort zone. Ma è un esercizio necessario per formare gli adulti di domani e per aiutare quelli di oggi a riflettere sul loro presente.

È un'esperienza di scambio intensa quella che stanno per vivere i ragazzi di alcuni licei di Pordenone che a partire da venerdì saranno coinvolti nel progetto "A scuola di libertà": durante le assemblee di istituto potranno incontrare detenuti ai domiciliari o in semilibertà accompagnati da volontari. Ascolteranno le loro storie, li guarderanno negli occhi e saranno da loro guardati ed ascoltati con il duplice obiettivo della prevenzione per gli studenti e della consapevolezza del reato e del cambiamento per detenuti.

Anima dell'iniziativa è Giovanna De Maio dell'associazione Carcere e comunità di Pordenone, che anche quest'anno ha riproposto alle scuole secondarie di primo grado del territorio un progetto di educazione alla legalità. Il legame tra scuola e carcere è stato sottolineato anche nell'ultima Conferenza nazionale giustizia e volontariato che si è svolta in ottobre a Milano: sono due mondi - ha sottolineato l'assemblea della Cnvg della quale fa parte l'associazione - che si devono conoscere e confrontare per riflettere insieme sul sottile confine tra illegalità e trasgressione, sui comportamenti a rischio, sulla violenza che si nasconde in ognuno di noi.

Ci saranno anche i ragazzi del Leopardi Majorana. Le classi prime e seconde si riuniranno in assemblea il 2 dicembre mentre le terze, le quarte e le quinte sono convocate il 6 dicembre. Alle assemblee parteciperanno proprio i detenuti: persone condannate per reati comuni e che oggi si trovano ai domiciliari alla cooperativa Oasi o che hanno già dei permessi di semilibertà in cui queste persone sono già accompagnate dai volontari a fare una passeggiata e a pranzo fuori. La parola sarà data anche ai volontari e a don Piergiorgio Rigolo, presidente di Carcere e comunità e storico cappellano di carcere e ospedale. Luoghi di sofferenza ma anche di speranza, ricchi di vita in tutte le sue sfaccettature.