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di Franco Corleone

Messaggero Veneto, 25 ottobre 2026

La situazione delle carceri continua a essere terribile e senza speranza. Anche i suicidi non provocano più emozione sono relegati a una fredda contabilità e il sovraffollamento è ridotto a un superlativo che non fa scandalo nonostante incida sulla dignità delle persone ammassate in pochi metri quadri, con i letti a castello e con i tempi di attesa imbarazzanti per usare il cesso. Udine è all’undicesimo posto nella classifica della vergogna con il 196% di indice reale di sovraffollamento.

Il Garante dei diritti dei detenuti con Icaro e la Società della Razione il 13 novembre metteranno al centro, nel tradizionale seminario di riflessione. Il tema della salute e della sanità da affrontare con urgenza. Se la Regione e l’assessore Riccardi si convincessero a dare un segno di svolta radicale, già sarebbe una cosa positiva. Simbolicamente la sostituzione dei materassi nelle celle, eliminando quelli che intossicano detenuti e agenti della polizia penitenziaria in caso di incendio, avrebbe un enorme valore simbolico. 

D’altronde il ministro Nordio ha respinto tutte le proposte di riforma elaborate dalle associazioni impegnate nel superare la necessità del carcere, che privilegiano le alternative alla detenzione. Ma il governo non condivide il principio della pena umana e del reinserimento sancito dall’articolo 27 della Costituzione e preferisce la costruzione di nuove carceri (per fortuna in via Spalato si è imposta una bella ristrutturatone) con il dubbio che si vogliano sperperare soldi in cemento invece che in attività di sostegno sociale. Pare che del fantomatico piano carcere si realizzerà solo l’istituto di San Vito al Tagliamento con una capienza di 300 posti e l’unico elemento accettabile è che a Udine e Trieste si rispetterà la capienza regolamentare. La notizia assai accreditata è che la costruzione sarà ultimata.

La trascuratezza non è tollerabile soprattutto perché rappresenta il disprezzo della autonomia e degli spazi di vita quotidiana per le persone per il mese di aprile del prossimo anno e questo obiettivo è sostenuto dal governo e in particolare dal Ministero dei Lavori pubblici che ha la responsabilità dell’appalto affidato all’impresa Pizzarotti con un impegno finanziario inusuale. Tutto bene? In realtà appare incredibile che il progetto non rispetti le previsioni della legge penitenziaria all’art. 9 del Regolamento di attuazione, agli articoli 13 e 141, in particolare per quanto riguardi la presenza di uno spaccio o se si vuole un supermercato per consentire gli acquisti dei prodotti del cosiddetto sopravvitto da parte dei detenuti, finora sistematicamente sottoposti al dominio delle imprese di mantenimento.

Pare che anche la presenza di una mensa° refettorio per la consumazione dei pasti come accade in tutte le comunità. stata trascurata. La violazione della legge è intollerabile. Anche negli istituti esistenti vi era un tempo per le necessarie ristrutturazioni e l’amministrazione penitenziaria dovrà rispondere di omissione d’atti di ufficio. Ma la inadempienza è inconcepibile in un carcere di nuova costruzione e con ampi spazi. La trascuratezza non è tollerabile soprattutto perché rappresenta il disprezzo della autonomia e degli spazi di vita quotidiana per le persone private della libertà personale, ma non dei diritti fondamentali.

Questa denuncia non può cadere nel vuoto. C, tutto il tempo per rimediare con una variante a un errore ingiustificabile. La Società della Ragione in occasione della presentazione del progetto del carcere a San Vito con la presenza del Commissario per l’edilizia penitenziaria organizzò un confronto pubblico. Correva l’anno 2014.

Sembra una barzelletta il tempo passato inutilmente, neppure per la scelta carcerata. In quella occasione intervenne Maurizio Battistutta che espresse le forti perplessità, se non la decisa contrarietà della Conferenza Giustizia Volontariato del Friuli Venezia Giulia e le sue parole, puntuali e ancora attuali si possono leggere nel volume Via Spalato (edito ne12019 da Menata) e curato da Roberta Casco e da me) in un articolo intitolato “San Vito, un nuovo carcere o un carcere nuovo?”. Apriremo nelle prossime settimane un confronto proprio dalla riflessione del fondatore di Icaro e primo garante dei detenuti di Udine, per mettere in guardia dalla costruzione di un contenitore di corpi, senza vita, senza speranza, senza d i ritti e contro la legge.