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di Pierluigi Panza

Corriere della Sera, 9 dicembre 2025

Il progetto internazionale, ispirato all’anno giubilare, coinvolge otto istituti italiani e due portoghesi. Il debutto a San Vittore a Milano con l’architetto Michele De Lucchi. Dieci porte da aprire in dieci carceri, otto in Italia e due in Portogallo. Progettate e realizzate da grandi architetti, artisti e designer, in dialogo con le persone detenute. La prima per San Vittore a Milano, affidata all’architetto Michele De Lucchi, da presentare il 19 dicembre dopo il Giubileo dei Detenuti di domenica prossima e in chiusura di questo anno giubilare inaugurato da papa Francesco proprio aprendo una Porta santa dentro un carcere - prima volta nella storia - che allora fu quello di Rebibbia.

Queste dieci si chiameranno Porte della Speranza, parola che ha guidato l’intero Giubileo e ora dà titolo al progetto internazionale che le unisce, promosso dalla Fondazione Pontificia del Dicastero per la Cultura e realizzato dal Comitato Giubileo con Rampello & Partners. Anche De Lucchi ha discusso il suo progetto per San Vittore con i detenuti in carcere: due quinte a formare una simbolica porta che si apre lasciando intravvedere la luce al di là. La superficie è in forma di bugnato sfaccettato ispirato a quello di Palazzo dei Diamanti di Ferrara (città natale dell’architetto).

La Porta non distingue un dentro e un fuori, è un’architettura senza muro: “Le porte mi hanno sempre affascinato, non sono un semplice elemento architettonico - spiega De Lucchi - ma forma che racconta. Racchiudono l’idea del passaggio, dell’attesa, dell’inizio di un altrove. La Porta della Speranza non separa, non conduce, semplicemente è. Segna un luogo sospeso, aperto al possibile. Dichiarare che la trasformazione è accessibile significa riconoscere che ogni passaggio può aprire uno spazio di consapevolezza, attesa e rinascita”.

Gli altri progettisti sono Gianni Dessì per Regina Coeli a Roma e Mimmo Paladino per Secondigliano a Napoli. La sezione femminile di Borgo San Nicola, a Lecce, avrà una porta disegnata da Fabio Novembre, e poi Stefano Boeri a Canton Mombello (Brescia), Mario Martone a Santa Maria Maggiore (Venezia), Massimo Bottura a Palermo, Ersilia Vaudo Scarpetta a Reggio Calabria. Tutti in dialogo con i detenuti e la comunità del carcere per lasciarsi ispirare.

Le opere dovranno essere realizzate con materiali - metallo, pietra e legno - che evocano sacrificio, simboli della fede e possibilità di rigenerazione. “La Chiesa avverte come propria missione - spiega il cardinale José Tolentino de Mendonça, presidente della Fondazione e prefetto del Dicastero per la Cultura della Santa Sede - la responsabilità di andare incontro alle persone in situazioni di detenzione per annunciare loro il Vangelo della speranza. Non possiamo dimenticare né la popolazione carceraria né la realtà istituzionale che il carcere rappresenta. Anzi, vogliamo contribuire per svegliare la coscienza della nostra comune responsabilità di custodi della speranza”.