di Iacopo Scaramuzzi
La Repubblica, 30 ottobre 2025
Era stato Bergoglio a lanciare l’idea dopo averne inaugurata una a Rebibbia. Adesso saranno dieci. Davide Rampello la chiama una “bottega rinascimentale”: architetti, scultori, ingegneri, artigiani, ma c’è anche un regista, un’astrofisica e uno chef, tutti insieme per costruire dieci “porte della speranza” dinanzi ad altrettante carceri. Un’idea promossa dalla Santa Sede che, coinvolgendo la popolazione carceraria, punta a creare un simbolico passaggio tra il dentro e il fuori. “In tutto saranno un centinaio di persone”, racconta Rampello, che cura la realizzazione del progetto, “un cantiere che alla fine realizzerà queste opere d’arte”.
Dopo Bergoglio - Tutto nasce da papa Francesco, che dopo avere aperto la porta santa del Giubileo a San Pietro aprì un’altra porta santa, l’ingresso della cappella del carcere romano di Rebibbia. Il Vaticano è ripartito da lì. “La Chiesa avverte come propria missione la responsabilità di andare incontro alle persone in situazioni di detenzione per annunciare loro il Vangelo della speranza”, ha spiegato il cardinale José Tolentino de Mendonça, ministro della Cultura del Papa a sua volta attentissimo alla realtà carceraria (scelse l’istituto femminile della Giudecca per il padiglione della Santa Sede alla Biennale di Venezia). “Vogliamo contribuire per svegliare la coscienza della nostra comune responsabilità di custodi della speranza. Quando ci guardiamo come fratelli, avviene la comune tessitura della speranza”.
Non solo artisti - Ora un’eterogenea e prestigiosa rosa di creativi realizzerà, da qui a settembre dell’anno prossimo, otto porte monumentali di fronte ad altrettante carceri italiane: Michele De Lucchi al San Vittore di Milano, Fabio Novembre alla sezione femminile di Borgo San Nicola di Lecce, Gianni Dessì al Regina Coeli a Roma, Stefano Boeri a Canton Mombello di Brescia, Mimmo Paladino a Secondigliano a Napoli, e poi il regista Mario Martone a Santa Maria Maggiore a Venezia, lo chef Massimo Bottura al Pagliarelli di Palermo e l’astrofisica Ersilia Vaudo Scarpetta a Reggio Calabria.
Un segno di speranza - “Ci siamo rivolti non solo a artisti ma a uomini e donne che nella loro discipline contemplassero la visione della speranza”, spiega Rampello. Accanto a ognuno di loro ci saranno disegnatori, artigiani, scalpellini, falegnami “che daranno forma alla loro narrazione, perché anche chi non ha il linguaggio del disegnare ha il talento di raccontare”. Altre due porte verranno realizzare in Portogallo, paese originario del cardinale de Mendonca. Le porte della speranza “vogliono essere una possibilità per l’opinione pubblica per “entrare” nella realtà del carcere”, ha spiegato monsignor Davide Milani del Vaticano, “comprendendone la necessaria funzione riabilitativa e umana, così che sia sempre più centrale nelle preoccupazioni della politica e della società civile”.











