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di Jacopo Storni

Corriere Fiorentino, 18 maggio 2025

Raccontano che ogni volta che un detenuto manifestava un problema, lui se lo caricava sulle spalle e cercava di risolverlo; raccontano che amasse il suo lavoro, ma che ultimamente era molto stanco e stressato. Venerdì pomeriggio l’agente penitenziario del carcere di Porto Azzurro, all’Isola d’Elba, 58 anni, si è tolto la vita nell’abitazione adiacente al carcere, dove l’uomo viveva con moglie e figlia. A dare la notizia il sindacato Uil-pa Polizia penitenziaria. “Siamo sgomenti per quest’ulteriore vita spezzata. Ancora una morte di carcere e per il carcere” dice Gennarino De Fazio, segretario generale del sindacato. Altri sette casi simili si sono registrati nel corso del 2024 in tutta Italia.

“Naturalmente, a determinare un gesto così estremo concorrono una serie di variabili, di diversa natura - specifica De Fazio - ma noi riteniamo che il servizio in prigioni in perenne emergenza e con carichi di lavoro e di coscienza inenarrabili costituiscano il fattore prevalente, tanto che le consideriamo morti per servizio”. Nel 2025 è il secondo agente penitenziario che si toglie la vita, mentre ammontano a 29 i detenuti suicidi.

L’agente di Porto Azzurro era rappresentante sindacale della Uilpa, prima agente assistente, poi era diventato sovrintendente e il carico di lavoro era aumentato. Stava facendo delle cure oncologiche e anche la moglie non stava bene. “Più volte si è rivolto personalmente a me per raccontarmi il pesante carico di lavoro che fronteggiava in carcere - racconta Eleuterio Grieco, segretario toscano Uilpa - Sono andato spesso a trovarlo all’Elba, negli ultimi tempi stava affrontando la questione sanità tra i reclusi, la questione falegnameria interna non a norma, la carenza di acqua calda nella caserma degli agenti. Seguiva da vicino le forti criticità del carcere di Porto Azzurro”.