Il Tirreno, 7 dicembre 2019
Si chiama "Ventosa" la nuova creazione dell'azienda Dampaì che da mesi ha aperto un laboratorio artigianale nell'istituto. Alla Two e alla Three, le due borse artigianali a mano/tracolla in gomma espansa e alla borsa in rete Lilly trasformabile in zaino, interamente realizzate all'intero dell'istituto penitenziario di Porto Azzurro, si aggiunge ora l'ultima nata, la Ventosa che sarà ufficialmente presentata la mattina del 14 dicembre a forte San Giacomo, nel carcere di Porto Azzurro.
Il marchio è quello di Dampaì, il brand specificatamente elbano nato nel 2011 e specializzato nel produrre bijoux, borse e accessori vari moda. Dal 2017 la ditta ha trasferito il suo magazzino all'interno della Casa di reclusione Pasquale De Santis, grazie alla collaborazione tra l'architetto Simona Giovannetti, creatrice del gruppo, e Francesco D'Anselmo, direttore della casa di reclusione elbana.
Dalla loro cooperazione è maturata l'idea di aprire un vero e proprio laboratorio di produzione artigianale. Due detenuti sono stati scelti sia per gestire il magazzino, sia per realizzare i nuovi accessori moda. Dampaì ha effettuato una formazione professionale specifica alle persone scelte, che sono state poi assunte e stipendiate dall'azienda di moda/design.
Il percorso si è sviluppato velocemente, con particolare attenzione agli aspetti gestionali e umani innescati dal processo produttivo che deve confrontarsi con le regole di un carcere. Il primo prezioso frutto di questo delicato lavoro di squadra è stato la messa in commercio, presso i Dampaì stores dell'isola d'Elba e presso alcuni rivenditori Dampaì in Italia, dei primi tre modelli di borse interamente confezionate all'interno del carcere: la Two e la Three, due borse a mano/tracolla in gomma espansa e la borsa Lilly.
Sabato prossimo sarà presentata Ventosa (di vento), la borsa in pelle realizzata a mano, con grandi cuciture anch'esse in pelle e in diversi colori che il cliente potrà scegliere, con l'aiuto di simulazioni computerizzate, tra più soluzioni. È il frutto del 'lavoro etico', l'impronta che ha voluto imprimere Francesco D'Anselmo all'iniziativa, che mira, attraverso questo progetto, alla riabilitazione dell'individuo e fornirlo di strumenti in base ai quali possa, una volta restituito al mondo civile, aspirare a una professione.









