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di Letizia Cini

 

iltelegrafolivorno.it, 25 giugno 2019

 

"Lo studio è l'evasione della mente". Il braccio tatuato sbuca fra le sbarre della finestra. La mano stringe il lembo di un paio di pantaloncini azzurri: molletta, filo. Bucato steso. Sopra, una fila di scarpe da ginnastica appoggiate sul cemento del davanzale, messe lì a prendere aria, mentre nei corridoi risuonano le note di un brano del melodramma napoletano. Un'operazione quotidiana, ordinaria all'interno di un carcere. In un giorno che ordinario non è.

Nel cortile della Casa di reclusione De Santis di Porto Azzurro, nota a chiunque abbia una certa frequentazione con l'Isola d'Elba con il nome di Porto Longone, è appena iniziato l'open day di orientamento alla scelta dei corsi di laurea per i detenuti diplomati o in procinto di prendere la licenza superiore. Insieme ai maturandi, Saverio, Santino, Gianfranco, Alì, Giuseppe, Manlio, Leonard. Studenti detenuti, ragazzi che già frequentano un corso di laurea e ambiscono a un futuro migliore passando attraverso la porta della conoscenza.

"Sono 7", spiega con orgoglio Licia Baldi, presidente dell'associazione "Dialogo", motore dell'iniziativa, che da anni collabora con la casa di reclusione e - fra le tante iniziative - ha dato vita anche a "Universo Azzurro", che ha l'obiettivo di accompagnare i detenuti al conseguimento della laurea.

Composto, attento, il gruppetto di studenti speciali ascolta i docenti arrivati dall'Università di Pisa per consegnare nelle loro mani gli strumenti e i supporti capaci di aprire quella porta. Consigli e impegni concreti sui corsi di studio universitari. "Sono troppo vecchio ormai, qualche anno fa ci avevo pensato, ma poi è capitata un'opportunità di lavoro e ho lasciato stare", rompe il ghiaccio Lorenzo Bozano, l'ex biondino della spider rossa condannato per l'omicidio di Milena Sutter. Oggi vive in regime di semilibertà, facendo volontariato.

Per Giuseppe, invece, un futuro è ancora possibile. "Sono dentro per omicidio, avevo 22 anni e da quasi sette sono in carcere - spiega - Frequento filosofia, ho dato due esami; durante il giorno lavoro, in regime di semi libertà in un ristorante. Cosa mi ha spinto a mettermi sui libri? Il mio corpo è chiuso, ma la mia mente no".

Grazie all'uso di Skype garantito dal direttore della Casa di reclusione Francesco D'Anselmo, gli studenti possono sostenere gli esami senza lasciare lo Scoglio: non tutti godono dei benefici di legge. Lo sa bene M., 33 anni e 30 ancora da trascorrere dietro le sbarre: "Questo è l'unico luogo in cui la mente va indietro studiare è l'unico modo per evadere".