di Jacopo Storni
Corriere Fiorentino, 9 agosto 2026
Una rissa è degenerata in rivolta. Gli agenti: “Da mesi denunciamo che la situazione del carcere di Porto Azzurro è incandescente”. Tra le cause il sovraffollamento dopo i massicci trasferimenti da Sollicciano. Un pomeriggio di altissima tensione quello vissuto venerdì 7 agosto all’interno della Casa di reclusione di Porto Azzurro, dove una violenta rissa tra alcune decine di detenuti, degenerata in una sorta di rivolta, avrebbe provocato momenti di forte apprensione all’interno della struttura penitenziaria. Secondo quanto riferito da Eleuterio Grieco, segretario regionale della Uil Fp Polizia Penitenziaria della Toscana, all’interno del carcere si sarebbero verificati episodi di particolare gravità, con lanci di olio bollente e bombolette di gas nei corridoi e nelle celle. Alcuni detenuti sarebbero rimasti feriti durante le aggressioni, riportando anche tagli al volto e ferite con conseguenti perdite di sangue, tanto da rendere necessario, in alcuni casi, il ricorso alle cure del pronto soccorso.
Una situazione che Grieco descrive senza mezzi termini come una vera e propria “guerriglia”, una resa dei conti che avrebbe messo a dura prova gli agenti della Polizia Penitenziaria, chiamati a fronteggiare una situazione estremamente complessa e una massa di persone difficilmente contenibile. “Da mesi denunciamo che la situazione del carcere di Porto Azzurro è incandescente”, afferma Grieco, sottolineando come le criticità siano, a suo giudizio, il risultato di una situazione che si sarebbe progressivamente aggravata.
Tra gli elementi di maggiore preoccupazione indicati dal sindacato ci sono i massicci trasferimenti di detenuti verso Porto Azzurro, alcuni dei quali provenienti anche dal carcere fiorentino di Sollicciano. Secondo la UIL, tali trasferimenti non risponderebbero sempre a una precisa logica di circuito penitenziario. “Parliamo di una casa di reclusione - spiega Grieco - dove dovrebbero essere assegnati detenuti definitivi, chiamati a scontare pene superiori ai cinque anni”. A questo si aggiungerebbe, secondo il sindacato, l’arrivo di detenuti con importanti problematiche di natura psichica e sanitaria, per i quali la struttura, a causa della scarsità dell’assistenza sanitaria, non sarebbe nelle condizioni di garantire una risposta adeguata.
Al centro delle preoccupazioni della UIL c’è soprattutto la condizione del personale di Polizia Penitenziaria. Gli agenti, secondo Grieco, sarebbero ormai sottoposti a una pressione sempre più difficile da sostenere, sia sul piano operativo sia sotto il profilo umano. “Il personale di Polizia Penitenziaria è stato messo a dura prova e grazie a loro la situazione non è degenerata”, sottolinea il segretario regionale. Ma, avverte, “non sappiamo fino a quando durerà”, se l’Amministrazione Penitenziaria non interverrà con decisione per analizzare il fenomeno, ridurre la pressione sulla struttura e potenziare gli organici.
Una richiesta che, secondo la UIL FP Polizia Penitenziaria, viene portata avanti da mesi e che oggi, alla luce degli ultimi episodi, torna con ancora maggiore forza sul tavolo dell’Amministrazione. “Chiediamo da mesi che venga assegnato un comando stabile che abbia una prospettiva di gestione”, conclude Grieco. “Anche questo fa la differenza nel governo di una struttura penitenziaria come la Casa di reclusione di Porto Azzurro”. L’episodio riaccende dunque i riflettori sulle condizioni del carcere elbano e sulle difficoltà denunciate da tempo dal personale. Per il sindacato, quanto accaduto ieri rappresenta un campanello d’allarme che non può essere ignorato: servono interventi strutturali, maggiore attenzione alle assegnazioni dei detenuti, un adeguato supporto sanitario e soprattutto più personale e una guida stabile, prima che una nuova situazione di tensione possa trasformarsi in qualcosa di ancora più grave.










