korazym.org, 7 ottobre 2026
Che cosa serve davvero a una persona detenuta per tornare a vivere nella società? Il Premio Carlo Castelli lo ha chiesto a chi il carcere lo vive ogni giorno, invitandolo a immaginarsi volontario e a indicare come aiutare gli altri. Hanno risposto in 67. Nei loro scritti ricorrono richieste concrete: essere ascoltati senza essere ridotti al reato commesso, mantenere i legami con le famiglie, acquisire competenze e trovare qualcuno che accompagni il ritorno fuori dalle mura. La XIX edizione del concorso letterario nazionale, promosso dalla Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV attraverso il Settore Carcere e Devianza, si concluderà venerdì 9 ottobre, alle ore 14.00, nella Casa di Reclusione ‘Pasquale De Santis’, a Forte San Giacomo 1, Porto Azzurro, sull’Isola d’Elba.
Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha destinato all’iniziativa una propria Medaglia di rappresentanza. Analogo riconoscimento dalla Camera dei Deputati. I nomi dei vincitori e i titoli delle opere premiate saranno annunciati durante la cerimonia. Il tema di quest’anno propone un cambio di prospettiva: ‘Se io fossi un volontario in carcere: come potrei essere una delle chiavi che aprono al futuro di speranza per me e per le altre persone detenute?’ Alle persone ristrette viene chiesto di diventare interlocutori del volontariato, capaci di suggerire quali presenze, attività e opportunità possano contribuire al cambiamento.
‘Nessuno cresce da solo’, scrive la Responsabile del Settore Carcere e Devianza Antonella Caldart. Da qui il compito di sostenere le relazioni affettive, recuperare la fiducia in sé e costruire un collegamento con la società civile. La richiesta che attraversa gli elaborati è quella di essere un ponte: ‘Perché il carcere è parte della nostra società’. Il riconoscimento letterario produce un aiuto concreto. Sono previsti tre premi da € 1.000 ciascuno, due per gli elaborati degli istituti per adulti e uno per quelli degli Istituti Penali per Minorenni. A ciascun premio si affianca una donazione di altri 1.000 euro: complessivamente € 3.000 agli autori ed € 3.000 per progetti di reinserimento. Le tre donazioni sosterranno un’iniziativa in un istituto penitenziario per adulti, una presso un Ufficio di Esecuzione Penale Esterna e una in un istituto minorile. Attraverso la propria opera, chi viene premiato contribuisce così a offrire un’opportunità anche ad altri.
La giuria, presieduta dalla magistrata Maria Cristina Failla, già presidente del Tribunale di Massa Carrara, ha individuato anche undici elaborati ai quali assegnare un attestato di merito. Le tre opere premiate e le undici segnalate compongono l’antologia della XIX edizione, pubblicata da Anthology Digital Publishing e destinata alla diffusione nazionale in allegato alla rivista ‘Le Conferenze di Ozanam’. La tiratura supera le 13.600 copie: parole nate in carcere che potranno raggiungere lettori, famiglie e comunità in tutta Italia.
Il Premio mette al centro la possibilità di assumersi la responsabilità del proprio passato e costruire un futuro diverso. Nell’introduzione all’antologia, Failla richiama la necessità di dare continuità alla formazione anche dopo la detenzione: un lavoro, una rete sociale e un accompagnamento capace di sostenere chi torna nella comunità. E’ su questo terreno che la scrittura incontra la funzione rieducativa della pena richiamata dall’articolo 27 della Costituzione.
L’edizione 2026 porta all’attenzione pubblica anche le difficoltà di accesso alle opportunità culturali. Nella presentazione del volume, Antonella Caldart segnala ostacoli burocratici alla diffusione del bando e alle attività del volontariato: si rileva una diminuzione degli elaborati rispetto alle edizioni precedenti. Un tema che verrà ripreso anche dalla presidente della Giuria, dott.ssa Maria Cristina Failla e dal dottor Vincenzo Varagona, a sua volta membro della giuria e presidente dell’UCSI. Nell’intervento Antonella Caldart chiede un confronto sistematico con le istituzioni, insieme alle altre associazioni, perché l’accompagnamento delle persone detenute possa proseguire dentro e fuori dal carcere. La pena deve essere una fase di ritorno della Persona nella Comunità. Un impegno che comprende l’ascolto individuale, il sostegno alle famiglie e i laboratori culturali e lavorativi, ma anche la responsabilità di portare nel dibattito pubblico bisogni e proposte di chi vive la detenzione.
La cerimonia e la diretta - La premiazione sarà condotta e moderata da Alessandro Ginotta, responsabile dell’Ufficio di Comunicazione della Federazione. Nel corso dell’appuntamento saranno proclamati i vincitori e letti alcuni degli elaborati più significativi. Sarà possibile seguire il pomeriggio dalle ore 14.00 sul canale YouTube della Società di San Vincenzo De Paoli. Dopo la premiazione è previsto un momento di convivialità interno all’istituto, con una performance musicale del gruppo Slenders che coinvolgerà anche alcune persone detenute.
La Conferenza Stampa - Alla Conferenza Stampa sono intervenuti: Roberto Marini, Assessore del Comune di Portoferraio, Ivana Stromillo Educatrice della Casa di Reclusione Casa di Reclusione “Pasquale De Santis” di Porto Azzurro, Giada Fedi, Coordinatrice Regionale Toscana della Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV, Cristina Guerra, Presidente del Consiglio Centrale Livorno e Grosseto della Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV, Maria Cristina Failla, Presidente della Giuria del Premio Carlo Castelli, Vincenzo Varagona, Membro della Giuria del Premio Carlo Castelli e Presidente nazionale UCSI e Antonella Caldart, Responsabile del Settore Carcere e Devianza della Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV.
Roberto Marini, assessore del Comune di Portoferraio, ha portato i saluti del sindaco Tiziano Nocentini, ringraziando gli organizzatori e sottolineando il valore della scrittura come possibilità di raccontarsi, comunicare con il mondo e preparare il reinserimento nella società. Ivana Stromillo, educatrice della Casa di Reclusione ‘Pasquale De Santis’, ha portato i saluti della direttrice Martina Carducci, definendo la premiazione a Porto Azzurro “un bel ritorno a casa”, riferendosi alla prima edizione del Premio promosso dalla Società di San Vincenzo De Paoli, celebratasi nel 2002 proprio nel Carcere di Porto Azzurro. Ha ribadito l’impegno dell’istituto per favorire la partecipazione e fare dell’evento un’occasione di incontro tra carcere e società.
Per la Società di San Vincenzo De Paoli, Giada Fedi ha espresso l’orgoglio di ospitare a Porto Azzurro la XIX edizione del Premio Castelli, nato per offrire alle persone detenute una finestra verso l’esterno e la possibilità di far sentire direttamente la propria voce. Fedi ha ricordato l’impegno dei volontari vincenziani negli istituti penitenziari toscani, nel sostegno alle famiglie dei detenuti e nella collaborazione con i tribunali per percorsi di volontariato presso l’associazione. Un servizio fondato sulla relazione personale, sulla visita domiciliare e sull’ascolto: aiutare chi è in difficoltà significa anche offrire dialogo, comprensione e accompagnamento nella quotidianità.
Maria Cristina Failla, presidente della Giuria del Premio Carlo Castelli e già presidente del Tribunale di Massa, ha sottolineato il valore dell’ascolto, richiamando le parole degli autori in concorso: un ascolto che aiuta a guardarsi dentro ‘senza pregiudizio, ma anche senza scuse” e sa “scorgere l’uomo dove la società vede solo il reato’. Dalla lettura degli elaborati emerge l’importanza di un accompagnamento che prosegua oltre la detenzione: trovare qualcuno che chiami per nome, un luogo in cui essere accolti e un lavoro da cui ripartire può dare concretezza al reinserimento. Failla ha quindi auspicato che il Premio e l’impegno dei volontari possano continuare senza ostacoli, ricordando che la crescita personale di chi esce dal carcere rappresenta un beneficio per l’intera società.
Quindi è necessario ‘riportare il carcere al centro della società’: è questo l’impegno richiamato da Vincenzo Varagona, presidente nazionale dell’UCSI e membro della giuria del Premio ‘Carlo Castelli, che ha sottolineato l’entusiasmo con cui i giornalisti cattolici partecipano all’iniziativa. Un’esperienza che si inserisce in un percorso di attenzione alle fragilità e di formazione a un’informazione capace di riconoscere la dignità delle persone detenute: ‘Il linguaggio esprime sempre l’evoluzione del pensiero’ evidenziando la responsabilità dei media nel contribuire al modo in cui la società guarda alla realtà penitenziaria. Accanto al valore del Premio come ponte tra carcere e società civile, Varagona ha segnalato un dato che sollecita una riflessione: dai quasi duecento elaborati di alcune precedenti edizioni si è passati a meno di settanta in quella attuale. Una diminuzione sulle cui ragioni la giuria si è interrogata, avanzando l’ipotesi che il bando non abbia raggiunto alcuni istituti, in particolare quelli di massima sicurezza, a causa delle recenti disposizioni del DAP.
Da qui l’appello alle istituzioni “a non arretrare” e a creare le condizioni perché l’impegno della Società di San Vincenzo De Paoli, dell’UCSI e di tutti i soggetti coinvolti possa svilupparsi pienamente. Varagona ha inoltre richiamato la prospettiva di un coinvolgimento più ampio, capace di dare spazio, accanto alle persone detenute, anche agli agenti di polizia penitenziaria, alle dirigenze degli istituti e alle vittime dei reati. Un orizzonte di ascolto e confronto che renda concreto il dialogo tra carcere e società.
Antonella Caldart, responsabile del Settore Carcere e Devianza della Federazione Nazionale Italiana Società di San Vincenzo De Paoli ODV, ha ribadito questo impegno, rilanciando l’appello alle istituzioni e alla società civile affinché opportunità culturali come il Premio Castelli non siano precluse a una parte importante della popolazione detenuta. Antonella Caldart ha definito la situazione inedita e grave, riferendo che due membri della giuria hanno rassegnato le dimissioni per richiamare l’attenzione delle istituzioni sulle difficoltà che alcuni vincoli burocratici stanno ponendo a chi opera volontariamente in ambito penitenziario. Un segnale che sollecita ascolto e confronto, perché l’impegno del volontariato possa continuare a offrire occasioni concrete di formazione e partecipazione.
In questo quadro, Antonella Caldart ha sottolineato il valore formativo del Premio: la scrittura offre uno spazio per rileggere la propria esperienza, maturare consapevolezza e aprirsi al confronto con gli altri. Il Premio Carlo Castelli rappresenta così un ponte tra chi vive dentro il carcere e la società civile, attraverso il quale le parole possono oltrepassare le mura, suscitare ascolto e costruire relazioni. Consentire alle persone detenute di partecipare significa mantenere aperto quel passaggio e riconoscere nella cultura uno strumento essenziale di crescita e reinserimento.









