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di Stefano Bramanti

Il Tirreno, 18 maggio 2022

Studio e risultati accademici ottenuti da una cella: parla una delle volontarie dell’associazione “Dialogo”. Loredana Pugliese, campana da 18 anni all’Elba, è una volontaria dell’associazione “Dialogo” guidata da Licia Baldi. Adottata dall’isola è educatrice professionale e, nonostante l’impegno di marito e figli, nel tempo libero aiuta, una volta a settimana per due-tre ore, sei carcerati universitari che studiano dalla loro a cella.

Loredana si confronta con gli educatori della struttura penitenziaria a Porto Azzurro e supporta i reclusi studenti che non possono usare internet, ma i risultati ci sono. Alcuni giorni fa uno di loro ha superato un esame con il voto di 29 trentesimi. I detenuti della casa di reclusione posta nel forte spagnolo di San Giacomo usufruiscono della formazione scolastica grazie al direttore Francesco D’Anselmo e il suo staff.

Pugliese racconta il suo impegno volontario importante e delicato. “Seguo il progetto “Universazzurro” dal 2016, che è in vigore dal 2004, sostenuto dalla Fondazione Livorno. In passato i docenti venivano a Porto Azzurro per fare gli esami ai nostri ragazzi. Dapprima il rapporto era con l’università di Firenze, ora si collabora con l’Università di Pisa. Abbiamo sei studenti universitari detenuti. Uno è iscritto all’Università campana Vanvitelli.

È arrivato qua che gli mancavano solo tre esami per finire e ha proseguito, grazie all’area educativa del carcere, facendo esami via Skype, on-line. Ormai gli rimane solo da discutere la tesi di laurea in Finanza e marketing. Gli altri cinque fanno la laurea triennale in studi umanistici. Io sono la referente che tiene i contatti con Pisa, con la segreteria per burocrazie e prendo intese con i docenti ottenendo programmi di studio per i nostri universitari. L’associazione “Dialogo” procura materiale didattico e quando lo studente è pronto esegue gli esami on-line”.

A Pugliese abbiamo chiesto come e perché in un recluso matura la voglia di seguire un corso studi universitari. “Alcuni vogliono accrescere la loro preparazione dopo aver preso il diploma di Stato - spiega la volontaria - e quindi mandiamo la richiesta all’università tramite la dirigenza del carcere, per ottenere l’autorizzazione a fare gli esami fuori dai normali appelli che praticano i cittadini liberi. La data va concordata con l’ufficio matricola del carcere e si chiede la disponibilità al docente universitario di fissare l’esame. Già prima della pandemia si agiva con Skype e nel periodo della diffusione del virus si è continuato a usare i collegamenti on-line. I docenti universitari sono molto disponibili e forniscono i loro materiali digitali e noi li passiamo agli studenti carcerati salvando i dati su cd, perché loro hanno il computer, ma non possono accedere a Internet per regolamento. Poi naturalmente esistono dispense e libri e quant’altro materiale, come detto fornito dall’associazione “Dialogo”.

Pugliese evidenzia il grande impegno di questi uomini privati della libertà, che mettono in tale esperienza passione e grande interesse. “Abbiamo universitari dai 30 anni di età fino ai 50 anni - racconta -. Di recente uno di loro ha sostenuto un esame di storia dello spettacolo, con un collegamento pomeridiano e il risalutato è stato di 29 trentesimi. I successi ottenuti sono reali, non ci sono da parte dei docenti atteggiamenti tendenti ad agevolare il recluso. Nell’esame fanno esprimere ampiamente i nostri candidati, proprio per dare loro la possibilità di parlare e mostrare le loro capacità e i loro saperi. Decidono di studiare anche in base agli stimoli del carcere che dispone di un apparato scolastico collegato al liceo Foresi di Portoferraio, che punta alla funzione rieducativa della pena. Nella reclusione c’è la componente punitiva, che limita la libertà in base al reato, ma la rieducazione è prevista dalla nostra Costituzione repubblicana e il legislatore ha previsto strumenti ad hoc per arrivare alla risocializzazione e al reinserimento dei detenuti”.

“C’è da garantire loro la possibilità di ritrovare un lavoro, specializzandosi, di formarsi nel settore religioso, di avere cura del proprio tempo libero, e qui al San Giacomo, si fa del teatro e poi i vari corsi scolastici. - dice Pugliese avviandosi alla conclusione -. Abbiamo prigionieri con pene più o meno lunghe e reati più o meno gravi. A Porto Azzurro ci sono i cosiddetti detenuti comuni, quindi legati a reati di omicidio, spaccio, rapine. Per l’uso di internet negli studi, da più parti si preme per attuare tale esigenza al fine di avere un minimo di accesso alla rete, al recluso, per motivi di studio. Oggi è vietato per motivi di sicurezza, ma nel futuro potranno esserci aperture specifiche”.