di Antonella Mollica
Corriere Fiorentino, 20 marzo 2020
la famiglia aveva chiesto il trasferimento: "Irriconoscibile". Si è ucciso il giorno dopo il suo compleanno in una cella del carcere di Porto Azzurro inalando il gas del fornellino. Fiorentino, 54 anni, era detenuto da sei anni per tentato omicidio ed era stato dichiarato parzialmente incapace di intendere e volere. Dopo l'arresto l'uomo era finito a Sollicciano, poi trasferito a Montelupo, infine a Porto Azzurro.
La scorsa estate i familiari, preoccupati dello stato di prostrazione in cui avevano trovato l'uomo durante un colloquio, si erano rivolti al Garante per i diritti dei detenuti segnalando le condizioni disperate dell'uomo. La moglie e il figlio avevano denunciato che l'uomo era irriconoscibile, era diventato uno scheletro e che si stava "lasciando morire": è diventato "una larva umana - avevano scritto al Direttore del carcere di Porto Azzurro - e per evitare di arrivare a una situazione irreparabile bisogna pensare al più presto a una soluzione alternativa".
Ad agosto l'uomo aveva così ricevuto la visita del garante per i detenuti di Porto Azzurro che aveva confermato di aver trovato l'uomo fortemente dimagrito dal momento che, come lui stesso ammetteva, mangiava poco perché non aveva fame. Quando i familiari avevano ventilato la possibilità di farlo andare in una Rems, una residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza, sembra che lui non avesse preso bene questa possibilità.
A settembre era arrivata la risposta ai familiari dal carcere: i vertici dell'istituto avevano spiegato che erano stati fatti accertamenti, che l'uomo era seguito regolarmente, che "non emergono elementi da segnalare" e sottolineavano che "nessuna informazione ulteriore sullo stato di salute dell'uomo poteva essere fornita ai familiari se non dietro il suo consenso". Quattro giorni fa la decisione di farla finita.










