di Gigliola Alfaro
agensir.it, 13 ottobre 2026
Un racconto scritto in cella può diventare un’opportunità di lavoro per un’altra persona detenuta. È il cuore del Premio Carlo Castelli, che il 9 ottobre ha celebrato la sua XIX edizione nella casa di reclusione “Pasquale De Santis” di Porto Azzurro, all’isola d’Elba. Promosso dalla Federazione nazionale italiana Società di San Vincenzo De Paoli Odv attraverso il Settore Carcere e Devianza, il concorso offre alle persone recluse, anche negli istituti penali per minorenni, uno spazio per raccontarsi, rileggere la propria vita e immaginare un futuro diverso.
A ciascuno dei primi tre classificati vengono assegnati mille euro. A ogni premio si aggiungono altri mille euro destinati a un progetto di formazione o inserimento lavorativo per una persona a fine pena in un altro istituto. Chi scrive contribuisce così alla ripartenza di qualcuno che forse non incontrerà mai: anche dalla reclusione si può essere di aiuto agli altri.
I tre elaborati premiati sono: “Non è il punto da cui parti a definire chi sei, ma la direzione che scegli di prendere” di Alessandro (Ipm di Potenza); “Le chiavi invisibili” di Mirto Milani (casa di reclusione di Milano Opera”; “Sole a scacchi” di Linus & Zeus (casa circondariale di Montorio, Verona”.
Con l’autorizzazione della direttrice Martina Carducci, il palco è stato allestito nel braccio detentivo, tra tre piani di ballatoi. Antonella Caldart, responsabile del Settore Carcere e Devianza, ha richiamato il valore formativo della scrittura, che aiuta a maturare consapevolezza e ad aprirsi al confronto. L’antologia del Premio, stampata ogni anno in 13.600 esemplari, porta le voci dei detenuti nelle case, nelle scuole, nelle parrocchie e nelle associazioni, creando occasioni di conoscenza tra carcere e società.
All’ascolto è dedicata la proposta di Vincenzo Varagona, presidente nazionale dell’Ucsi e componente della giuria. Alla direttrice Carducci ha consegnato un mazzo di carte realizzato con l’Anspi e dedicato alle cinque “M” del giornalismo costruttivo: più domande, più tempo, più linguaggi, più tutele, più umanità. Le carte saranno utilizzate anche nelle attività formative in carcere. Un invito a conoscere le storie prima di fermarsi alle etichette, allargando l’attenzione alle persone detenute, alla polizia penitenziaria, alle dirigenze e alle vittime dei reati.
Quest’anno sono pervenuti 67 elaborati rispetto ai 220 raggiunti in passato. Caldart ha segnalato le difficoltà che alcuni vincoli burocratici stanno creando al volontariato penitenziario. Vincenzo Varagona ha riferito l’ipotesi che il bando non abbia raggiunto alcuni istituti, in particolare quelli di massima sicurezza, a causa delle recenti disposizioni del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Ucsi e Società di San Vincenzo De Paoli rivolgono alle istituzioni un appello a rafforzare la collaborazione e ad affrontare insieme gli ostacoli alla partecipazione.
A condurre la cerimonia Alessandro Ginotta, presidente dell’Ucsi Piemonte e comunicatore della Società di San Vincenzo De Paoli, che ha ottenuto di trascorrere una notte nell’istituto. Un’esperienza di vicinanza, vissuta nella consapevolezza della distanza da chi sconta una pena: “Io sapevo quando sarei uscito”, scrive nel suo racconto.









