di Francesco Vaia*
Corriere della Sera, 14 aprile 2023
La violenza, la preoccupante diffusione dell’utilizzo di psicofarmaci, droghe, alcol e sigarette, sono tutti segni della sofferenza. Serve un’alleanza scuola-famiglia-sanità. Caro Direttore, la fase acuta della pandemia è ormai alle nostre spalle e la Primavera di Rinascita è ora davvero arrivata. È innegabile comunque che la pandemia abbia lasciato tracce visibili del suo passaggio. Tra le fasce sociali più colpite, oltre agli anziani, vanno annoverati i giovani, particolarmente penalizzati dai prolungati lockdown. Per utilizzare una terminologia che usiamo nel mondo medico, la “restitutio ad integrum” della società dopo il dramma pandemico non è un fatto scontato e la crescente violenza giovanile deve spingerci a una seria riflessione.
La rabbia dei nostri giovani è figlia di un disagio che va ascoltato e compreso, senza pregiudizi o giudizi moralizzatori e tranchant che nessun effetto avrebbero se non quello di far sentire ancora più incompresa una gioventù che si rifugia in un mondo “on life” e che si percepisce distante dal mondo degli adulti. Chiaramente, la violenza non è l’unica espressione di questo disagio: la preoccupante diffusione dell’utilizzo di psicofarmaci, droghe, alcol e sigarette, l’aumento dei comportamenti suicidari e dei disturbi alimentari, sono tutti segni evidenti della sofferenza dei nostri ragazzi. Cosa possiamo fare?
Innanzitutto ascoltarli, comprendere la loro inquietudine e la sua fertilità potenziale. Il luogo più opportuno da cui partire è la scuola, che deve concretamente diventare asse portante di un “New deal” post Covid. Qui bisogna agire per diffondere una “cultura dell’educazione” alla vita, alla buona vita civica e alla salute. Gli insegnanti, che già svolgono un grande e purtroppo spesso ignorato e sottopagato lavoro, non siano però lasciati soli in questa impresa: ai docenti, autorevoli e capaci di ascoltare, comprendere e persuadere, si affianchino le famiglie. La famiglia torni ad essere nucleo essenziale di sviluppo della Persona.
La virtuosa alleanza Scuola-Famiglia deve essere integrata da un terzo soggetto strategico, la Sanità, che può apportare un contributo significativo nel lenire e curare le ferite createsi durante la pandemia. Solo a titolo di esempio vorrei citare il progetto “Di nuovo vicini” che lo Spallanzani porterà avanti negli Istituti Secondari di II grado di Roma. Andremo nelle scuole non solo per sanare le ferite ma anche per un’azione preventiva, promuovendo il benessere psicologico come antidoto allo sviluppo di possibili disagi futuri. Andando oltre, sempre a scuola andrebbero promossi stili di vita salutari, riannodando i fili con un buon passato non lontano, quando nelle scuole si sviluppava la medicina preventiva e si incentivava lo sport attivo, per tutti e per tutte le età. Oggi bisogna rinverdire quel tempo, utilizzando anche quanto di più attuale la medicina personalizzata e l’innovazione tecnologica ci donano. Non sprechiamo più tempo!
L’alleanza Scuola-Famiglia-Sanità, necessaria per garantire interventi strutturali e risposte di sistema di cui l’intero Paese ha bisogno, richiede un coordinamento nazionale e istituzionale: rinnovo pertanto l’invito a istituire un tavolo interministeriale e interdisciplinare a Palazzo Chigi. Tutta la Politica, almeno su questo, sia solidale, mettendo da parte legittime contrapposizioni e visioni diverse. Solo così, tutti insieme - come Comunità Paese, proprio come abbiamo affrontato la pandemia, come se fossimo ancora sui balconi a cantare insieme l’inno nazionale - possiamo dare risposte concrete al nostro futuro, cioè i giovani, che oggi più che mai hanno bisogno di noi.
*Direttore Generale Istituto Spallanzani










