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di Anna Martino

La Repubblica, 21 giugno 2022

Si chiama extra moenia ed è il “non luogo” che mette in comunicazione ciò che è dentro le mura con ciò che è fuori. Il progetto è vincitore del premio Creative Living Lab indetto dal ministero della Cultura.

Ottocento metri quadrati di verde e terriccio separano le mura del carcere di Potenza dal quartiere Betlemme. Un non luogo tra dentro e fuori, tra una comunità e un’altra. Grazie alla compagnia teatrale Petra oggi questo lembo di terra è la strada che unisce idealmente e fisicamente i due mondi e le persone che li abitano. Si chiama “Extra moenia - Spazio di connessione territoriale” il progetto promosso dalla compagnia teatrale di Satriano di Lucania (Potenza) e la casa circondariale Antonio Santoro, vincitore della terza edizione del premio Creative Living Lab promosso dalla direzione generale Creatività contemporanea del ministero della Cultura.

Lo spazio, delimitato all’interno della casa circondariale da una parete della struttura e da una recinzione, è stato ripensato e riqualificato grazie all’aiuto di cittadini volontari, 67 in tutto, che hanno risposto alla chiamata della compagnia teatrale. Diverse le fasi di coinvolgimento. Il primo passo è stata una passeggiata conoscitiva del quartiere, dalla quale sono scaturiti stimoli, bisogni e riflessioni trasferiti in appunti e post-it condivisi nei laboratori di comunità. È venuta fuori così, da cittadini e detenuti, l’identità di questo nuovo spazio oltre le mura.

“Tutti hanno messo al centro la propria idea - spiega Antonella Iallorenzi, della compagnia teatrale Petra e formatrice -. In molti hanno identificato questo spazio come luogo di incontro, condivisione, gioco. Qualcuno lo ha definito come luogo in cui stare scomodi, perché è quello il momento in cui siamo più predisposti all’accoglienza, al dialogo. C’è chi ha immaginato le mura del carcere come una parete attrezzata da arrampicata. Ovviamente è una rappresentazione simbolica, come simbolico è il varco che noi abbiamo aperto in questa cinta muraria proiettando in diretta la performance teatrale che abbiamo realizzato con un gruppo di ospiti del carcere”. Era giugno dello scorso anno e le regole per la gestione della pandemia erano ancora stringenti.

“Da otto anni la compagnia Petra porta avanti il laboratorio di teatro nell’istituto penitenziario di Potenza - racconta Iallorenzi - e abbiamo sempre trovato un modo per aprire lo spettacolo a un gruppo selezionato di visitatori tra i cittadini. L’idea di non poterlo fare ci faceva mancare l’aria. Così abbiamo pensato di proiettarlo in diretta sulla parete del muro che affaccia su questo spazio fino a quel momento nascosto e inutilizzato. Mentre gli artisti si esibivano dentro, noi li guardavamo fuori. Eravamo in pochi, forse una trentina in tutto, ma subito abbiamo compreso le potenzialità di questa cerniera, che non è dentro ma che non è ancora nemmeno fuori, in cui tutti possiamo aprirci alla scoperta, all’accoglienza, al dialogo, per cercare di trovare soluzioni comuni”.

Extra moenia è stato inaugurato con una grande festa di quartiere aperta alla città. In prima fila le istituzioni, l’amministrazione comunale, la direttrice del carcere, Maria Rosaria Petraccone, il magistrato Paola Stella, presidente del tribunale di Sorveglianza di Potenza, gli educatori, la polizia penitenziaria, i volontari che, guidati da architetti e tecnici esperti, con le loro mani hanno realizzato i manufatti con cui è stato arredato lo spazio, originati da oggetti di vita quotidiana della casa circondariale: reti di letti che fungono da bacheche, sgabelli che diventano contenitori, fioriere o panche. I cubi, elementi base dell’allestimento, all’occorrenza si sono trasformati in sedute, cassetti, elementi di gioco.

È stata questa l’ultima fase del progetto, l’autocostruzione, che ha visto lavorare insieme ospiti del carcere e cittadini volontari, senza tuttavia mai incontrarsi. Fino al giorno della grande festa, quando Omar, Francesco, Cosimo, Paolo e Mauro si sono mischiati tra la folla per illustrare orgogliosi il frutto del proprio impegno. Sulle sedute che hanno costruito dentro le mura, ci sono anche Michele e Assunta. Abitano nella casa che si trova oltre il cancello che segna il confine tra extra moenia e il quartiere. Hanno visto con i loro occhi questa striscia di terra cambiare. Quando per problemi tecnici un giorno è andata via la corrente, non hanno esitato a mettere a disposizione la propria. “Ci sono venuti in soccorso con un filo che letteralmente collegava una parte all’altra. Questo è extra moenia - conclude Iallorenzi - tanti fili che ci legano e ci attraversano”.