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di Daniela Fatarella*

La Stampa, 19 gennaio 2025

Il 2025 si apre all’insegna di indicatori socioeconomici che fotografano un Paese che invecchia velocemente, in cui nascono sempre meno bambini e in cui le diseguaglianze si stanno sempre più allargando, andando a creare sfiducia e paura tra coloro che non riescono a vedere il proprio futuro. In Italia sono proprio i minorenni ad essere maggiormente colpiti dalla povertà e l’analisi impietosa dei numeri ci dice che negli ultimi dieci anni il tasso di povertà minorile ha raggiunto il livello più alto. I dati diffusi dall’Istat dimostrano che la povertà assoluta minorile è in aumento continuo: sono infatti 1, 29 milioni i minori in povertà assoluta. Dieci anni fa, Save the Children lanciò per la prima volta l’allarme sull’esistenza di una dimensione della povertà minorile meno visibile di quella materiale, ma gravissima nei suoi effetti di breve e lungo periodo: la “povertà educativa” che blocca sul nascere i talenti e le aspirazioni dei bambini.

Nel 2016, con la Legge di Bilancio, Governo e Parlamento riconoscevano l’esistenza di questa specifica dimensione della povertà minorile e davano vita ad un fondo sperimentale per contrastarla, sotto forma di credito di imposta per le fondazioni di origine bancaria. Il fondo aveva l’obiettivo di sperimentare, in rete con le organizzazioni del terzo settore, le scuole, enti pubblici e privati, programmi per il contrasto alla povertà educativa e per la attivazione di “comunità educanti”: pratiche innovative da tradurre - una volta verificate nella loro efficacia - in politiche pubbliche da portare su scala. Nel corso di 8 anni, il fondo ha permesso l’avvio di oltre 800 progetti in tutta Italia, mettendo in rete oltre 9. 500 organizzazioni.

Questa misura ha consentito non solo di sostenere concretamente fino ad oggi oltre mezzo milione di bambini e di ragazzi insieme alle loro famiglie, ma ha anche permesso di raccogliere un patrimonio di esperienze e di pratiche da tradurre in un investimento strutturale e strategico per il presente e il futuro dell’infanzia in Italia.

Di fronte alla enormità del dramma della povertà educativa, certificato dai dati, è indispensabile fare questo deciso passo avanti e certamente non possiamo permetterci di fare passi indietro. Per questo motivo, preoccupa il fatto che per la prima volta dopo anni, nell’ultima legge di stabilità, il fondo di contrasto alla povertà educativa minorile non risulti rifinanziato.

Nelle periferie sociali e educative del nostro Paese, c’è bisogno di alzare lo sguardo, di mettere in atto piani strategici che trasformino le condizioni di vita e di crescita delle nuove generazioni, contrastando le gravi disuguaglianze territoriali che oggi colpiscono l’Italia. Un Paese dove le opportunità educative - a partire dagli asili nido e dal tempo pieno nelle scuole - sono assenti proprio nei territori più colpiti dalla povertà, dove di queste opportunità c’è maggior bisogno.

Per riequilibrare le disuguaglianze non servono interventi frammentari, ma una strategia di lungo periodo, associata ad un chiaro investimento di risorse. Di fronte a una povertà minorile che incede a passo sempre più veloce sul nostro Paese, non è certo il tempo di retrocedere, ma quello di agire con delle politiche che mettano al centro l’infanzia, partendo dalla valorizzazione degli interventi che hanno già dimostrato nei fatti un impatto concreto.

Ecco perché è fondamentale che il fondo sia la base di partenza per sviluppare una strategia nazionale di contrasto alla povertà minorile e che la lotta alla povertà educativa divenga un riferimento centrale delle politiche pubbliche del nostro Paese. Il Parlamento ha l’occasione di poter ovviare all’errore fatto in Legge di Bilancio, dando continuità al percorso avviato nel 2016 e lavorando affinché questo investimento diventi strutturale, così come è strutturale da troppo tempo la povertà educativa nel nostro Paese.

*Direttrice Generale di “Save the Children”