di Alessia Guerrieri
Avvenire, 7 dicembre 2023
Il rapporto dell’Istat fotografa un quadro per cui la percentuale sale al 41% per famiglie monogenitoriali e per i minori stranieri. Unicef: un bimbo su 5 povero nel mondo, il 25% in Italia. Sono quelli che pagano sempre le conseguenze più pesanti, soprattutto per scelte non loro. E anche il fronte della povertà non fa eccezione, visto che secondo l’Istat quasi tre minori su dieci in Italia è a rischio povertà (contro il 24% della popolazione adulta), una percentuale che cresce fino al 46% al Sud. Una fragilità confermata nello stesso giorno anche dall’Unicef, per cui un bimbo su quattro nel nostro Paese vive in condizioni di povertà legate al reddito e l’Italia è al 34esimo posto nella lista della povertà monetaria nei 40 Paesi più ricchi del mondo in cui la povertà minorile colpisce un bimbo su cinque.
La fotografia dell’Istat - Il rischio di povertà o esclusione sociale ha colpito nel 2022 il 28,8% dei bambini e ragazzi di età inferiore a 16 anni, a fronte del 24,4% del totale della popolazione. Non lasciano molto spazio all’interpretazione i dati dell’ente di statistica italiano che conferma come i minori sono più svantaggiati quando risiedono nel Sud e nelle Isole (46,6%), rispetto al Centro (21,4%) e al Nord (18,3%). Altra discriminante è anche il rischio di diventare poveri tra le famiglie monogenitore (39,1%) rispetto alle coppie con figli minori (27,2%). In particolare, la percentuale sale 41,3% quando in famiglia è presente solamente la madre. Ancora più complessa la situazione per i minori di cittadinanza straniera che mostrano un rischio di povertà o esclusione sociale pari a 41,5%, un valore superiore di quasi 15 punti percentuali rispetto al dato dei coetanei di cittadinanza italiana (26,9%). Questa differenza raggiunge il suo massimo nel Mezzogiorno, dove il rischio di povertà o esclusione sociale è pari rispettivamente a 89,2% e 45,4%; nel Nord, il dato per i minori di cittadinanza straniera è in linea con quello nazionale (41,1%) mentre il valore per i coetanei di cittadinanza italiana è molto contenuto (13,4%).
Unicef: 69 milioni di bambini nel mondo vivono in povertà - Più di 1 bambino su 5 vive in povertà in 40 dei Paesi più ricchi del mondo, stando all’ultimo report dell’Unicef, secondo cui Francia, Islanda, Norvegia, Regno Unito e Svizzera hanno registrato forti aumenti della povertà minorile tra il 2014 e il 2021, mentre Lettonia, Lituania, Polonia e Slovenia hanno ottenuto le maggiori riduzioni. Il rapporto analizza le politiche di sostegno al reddito dei governi per le famiglie con bambini e rileva inoltre che, nonostante la diminuzione complessiva della povertà di quasi l’8% in 40 Paesi tra il 2014 e il 2021, alla fine del 2021 c’erano ancora oltre 69 milioni di bambini che vivevano in famiglie che guadagnavano meno del 60% del reddito medio nazionale.
L’Italia è al 34° posto su 39 Paesi nella classifica della povertà monetaria dei bambini nei Paesi ricchi, si colloca al 33° posto per quanto riguarda la povertà minorile in termini di reddito più recente e al 25° posto circa la variazione della povertà minorile tra il 2012-14 e il 2019-21. Dalla fotografica scattata dall’Unicef risulta che in Italia più di 1 bambino su 4 (25,5%) vive in condizioni di povertà relativa legata al reddito (media tra il 2019 e il 2021). Secondo Unicef Innocenti - Global Office of Research and Foresight, “l’Italia ha compiuto pochi progressi verso l’eliminazione della povertà minorile: la diminuzione è stata inferiore all’1% (più precisamente, 0,8%)”, nonostante sia aumentata negli ultimi anni la protezione sociale per chi ha figli. La povertà in Italia è spesso di natura persistente. Nel 2021, infatti, è stato stimato che il 17,5% di tutti i bambini ha vissuto in condizioni di povertà anche nei 2 anni precedenti. Questo dato è preoccupante, continua l’associazione, perché “periodi più lunghi di povertà hanno un impatto ancora più negativo sui bambini. I bambini che vivono in famiglie monoparentali hanno un rischio di essere poveri (33,5%) doppio rispetto a quelli che vivono in famiglie con due genitori (15,8%)”. In merito alla povertà “non monetaria”, invece, tra il 2015 e il 2021, l’Italia ha ridotto la percentuale di bambini che vivono in condizioni di grave privazione materiale dal 15,8% al 7,1%. Si tratta “di un miglioramento impressionante”, ammette l’Unicef, aggiungendo però che “c’è ancora molto spazio per i progressi”, visto che ad esempio, in Finlandia, lo stesso tasso è dello 0,7%.










