di Gaia Bozza
tg24.sky.it, 27 dicembre 2025
Dal lavoro in carcere al catering: la cooperativa Lazzarelle cresce. Ecco le testimonianze di donne detenute, ex detenute e rifugiate, che partono da qui per ricostruire la propria vita. La coop ha iniziato con una torrefazione nel 2015, il suo caffè è stato anche premiato dal Presidente della Repubblica. Ora si apre a cucina ed eventi. Sembra un paradosso, ma è la realtà. L’empowerment femminile può partire dal carcere e tradursi in lavoro, autonomia e reinserimento sociale. È il percorso delle Lazzarelle, cooperativa che negli anni ha ampliato le proprie attività e moltiplicato le opportunità per donne detenute, ex detenute e rifugiate. Il progetto nasce come esperienza di lavoro in carcere e cresce nel tempo.
Oggi è anche un laboratorio produttivo strutturato, ospitato in spazi messi a disposizione dal Pio Monte della Misericordia. Qui lavorano donne che ogni giorno escono dal carcere - in passato da Pozzuoli, oggi dalla sezione femminile di Secondigliano - per entrare in cucina, in pasticceria, nella torrefazione e nei servizi di catering. Tutte con contratti regolari. Dal caffè alle nuove attività La torrefazione nasce nel 2015 nel carcere di Pozzuoli. Il caffè diventa il simbolo del progetto e l’ingrediente identitario anche dei dolci. Nel tempo arrivano il bistrot e, più recentemente, il catering, scelto da università e aziende per convegni ed eventi. La crescita delle attività significa più posti di lavoro e maggiore continuità professionale, anche durante le misure alternative alla detenzione. Imma Carpiniello: una visione che diventa metodo Alla guida della cooperativa c’è Imma Carpiniello, fondatrice e presidente.
Il caffè prodotto dalle detenute delle Lazzarelle è stato premiato dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella come esempio di eccellenza sociale.La spinta del progetto, spiega Carpiniello, nasce da due elementi: “L’incoscienza, senza la quale non avremmo fatto nulla, e la convinzione che per le pari opportunità servano dispari opportunità. Alcune donne partono con un gap enorme e hanno bisogno di occasioni maggiori per colmarlo”. Lavoro e recidiva I numeri sono contenuti, ma il loro impatto è significativo. Secondo i dati forniti dalla cooperativa, riferiti alle donne che hanno lavorato alle Lazzarelle in oltre dieci anni di attività, il lavoro durante e dopo la detenzione consente di abbattere la recidiva fino al 90 per cento.
Un risultato che, spiega Imma Carpiniello, si fonda su due elementi concreti: “Lo stipendio, che durante la detenzione permette di costruire un minimo di autonomia, e la continuità lavorativa, che accompagna le donne anche quando escono in misura alternativa e affrontano il rientro nella società”. Le storie Lucia è detenuta da tempo e ha nipoti piccoli. Questa esperienza la definisce “una nuova vita”. Alla domanda su cosa spinga a tornare a sbagliare risponde senza esitazioni: “Quando si pensa che non ci sia futuro. E invece qualche volta il futuro c’è”. Charity, uscita da un lungo periodo di detenzione, racconta il trauma del ritorno alla libertà: “Le strade mi sembravano enormi, le persone e le auto mi venivano addosso, avevo il panico”.
Il lavoro alle Lazzarelle l’ha aiutata a superare quella fase. “Vorrei una vita tranquilla. La libertà è la cosa più importante per una persona”. Doris è una rifugiata arrivata dalla Nigeria, attraverso la Libia e oggi lavora nel laboratorio: “Nel mio paese i miei figli non avrebbero avuto futuro. Qui posso assicurare loro il necessario per crescere”. Formazione e futuro La crescita guarda avanti. Nel 2026 partiranno nuovi percorsi di formazione professionale, in particolare nel settore del catering, con il supporto della Fondazione con il Sud.
Un investimento che rafforza il modello: dare competenze, stabilità e autonomia a chi parte da una condizione di forte svantaggio. Dopo la chiusura del carcere di Pozzuoli e una fase complessa di riorganizzazione, oggi sono quindici le donne che escono dal carcere e lavorano con le Lazzarelle. Il nuovo anno si apre con un progetto più strutturato, nuove attività e nuovi percorsi formativi: per molte di loro, il futuro non è più un’ipotesi, ma una possibilità concreta.










