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di Maria Pia Terrosi

 

Redattore Sociale, 30 maggio 2019

 

A Pozzuoli, nella struttura carceraria femminile più grande della Campania, le detenute lavorano in una vera e propria torrefazione. Il progetto Lazzarelle ha coinvolto negli anni 56 donne ed è diventato uno strumento potente di inclusione sociale. Ora i prodotti (ci sono anche thé e infusi) arriveranno presto in un bistrot del centro di Napoli.

Dal 2010 nel carcere femminile di Pozzuoli - la struttura carceraria femminile più grande della Campania - si produce caffè. Un progetto partito dalla volontà e determinazione di Imma Carpiniello, presidente della cooperativa sociale Lazzarelle, che ha creato all'interno del carcere una vera torrefazione nel quale lavorano le donne detenute.

"L'idea" - racconta - "è stata quella di dar vita a un'impresa tutta al femminile: al momento sono 6 le detenute che lavorano in questo progetto, ma complessivamente negli anni sono state coinvolte 56 donne. Ognuna con la propria storia, al tempo stesso differente e uguale a quella di molte altre. Per esempio molte di loro, prima di lavorare con noi, non avevano mai avuto un regolare contratto di lavoro. La cosa importante è che con questo progetto non solo imparano un mestiere che possono far valere fuori una volta uscite dal carcere, ma soprattutto acquisiscono coscienza dei loro diritti e delle loro potenzialità".

Alle Lazzarelle si capisce fino in fondo che il lavoro non solo offre dignità, ma è uno strumento potente di inclusione sociale che dà alle donne una possibilità concreta di riscattarsi. Per questo - aggiunge Imma Carpiniello - il carcere non deve essere visto come un luogo oscuro e dimenticato, ma la dimostrazione che, anche nelle condizioni più difficili, tutte le donne possono essere protagoniste del loro cambiamento. Lo dimostra la stessa Imma Carpiniello che non si è fermata al caffè, ma ha aggiunto la vendita di tè, infusi e tisane e si sta occupando dell'apertura di un Bistrot al centro di Napoli. Sarà un luogo - precisa - dove non solo si potranno assaggiare e acquistare i prodotti delle Lazzarelle, ma che - tramite questi prodotti - vuole essere un punto di incontro dove raccontare il carcere in maniera differente.

Ma oltre alla forte valenza sociale il progetto Lazzarelle ha anche una decisa connotazione ambientale per la quale la cooperativa è stata premiata lo scorso marzo a Firenze al Festival dell'Economia civile riconoscendola come azienda virtuosa ambasciatrice di sostenibilità.

Il caffè, infatti, viene prodotto solo con grani acquistati dalla cooperativa Shadilly che promuove progetti di cooperazione con i piccoli produttori dei Paesi in via di sviluppo e il packaging - solo di plastica, senza alluminio - è stato studiato per facilitare il riciclo nella raccolta differenziata.

Non solo. La cooperativa Lazzarelle è coinvolta in un progetto di economia circolare che punta al recupero e riciclo delle buccette di caffè (l'involucro del chicco), oggetto di ricerca da parte del Corso di Economia circolare per l'energia e l'ambiente dell'Università degli Studi della Campania "Luigi Vanvitelli".

"Siamo partiti - racconta Alfonso Marino, docente del corso - da una ricerca fatta anni fa dalla Food and Drug Administration Usa nella quale si studiava come riciclare le buccette del caffè che oggi vengono buttate via come un rifiuto, mentre sono una preziosa materia prima seconda". Il progetto, descritto nell'articolo pubblicato sul sito del Circular Economy Network, è ancora in fase sperimentale anche se sono stati già raggiunti alcuni risultati concreti e individuati come campi di applicazione il settore farmaceutico e quello della bioplastica.