di Bruno Majorano
Il Mattino, 10 agosto 2025
Marco Maria Mazio dagli studi legali tra Bruxelles e Milano all’azienda tessile Paligen con le donne del carcere di Pozzuoli. Partire per poi tornare. Questione di priorità. Questione di desideri. Forti. Fortissimi. Merito di un legame con la terra di origine che alla fine vince su tutto e su tutti. Ecco il mondo secondo Marco Maria Mazio, 36enne napoletano con una laurea in giurisprudenza conseguita brillantemente alla Luiss a Roma, esperienza internazionale a Bruxelles nell’ambito delle istituzioni europee e con un futuro apparentemente già scritto nel mondo del business legato al diritto. Apparentemente, appunto. Perché un’esperienza formativa nella sua terra gli ha riacceso quel desiderio irrefrenabile di tornare.
“Tornare per fare - spiega Marco Maria Mazio - fare qualcosa per la mia terra, qualcosa per la mia Napoli. Volevo restituire a questa città tutto quello che mi ha insegnato prima che partissi, quel bagaglio di esperienze che mi è stato così importante durante il percorso di formazione lontano da casa. Glielo dovevo, perché Napoli avrebbe potenzialità maggiori di tante altre città che invece semplicemente si vendono meglio”.
Detto, fatto. È così che è nata Palingen: Srl tutta “made in Napoli” che nasce dal desiderio di un ragazzo di mettere insieme il business, la tradizione sartoriale campana e un gruppo di detenute del carcere femminile di Pozzuoli. “Il progetto è nato nel 2021 dopo un’esperienza personale all’interno del carcere femminile di Pozzuoli durante il tirocinio forense. Due mesi che di fatto hanno formato anche me perché ho notato che quelle detenute potevano essere reinserite nel sistema produttivo tramite il lavoro. D’altra parte il lavoro ti consente di abbattere la recidiva, ti da motivazioni e stimoli diversi. E poi c’è l’aspetto di legame con il territorio: la sartoria è parte del nostro patrimonio culturale. Per noi è motivo di orgoglio formare personale specializzato e qualificato per un settore produttivo che ha scarsità di risorse”. E così nasce l’idea di Palingen “Da Palingenesi: un concetto spirituale, sinonimo di rinascita e nuove opportunità”, insomma: un nuovo inizio, per le detenute e per Marco Maria Mazio che insieme al suo socio Massimo Telese trasforma l’idea in realtà. “All’epoca vivevo a Milano dove lavoravo in uno studio prettamente incentrato sul diritto internazionale, le istituzioni e le commissioni europee”. Nel 2023, però, arriva la svolta. “Mi reso conto che serviva da parte mia una dedizione full time. Non ci ho pensato due volte e mi sono trasferito nuovamente nella mia Napoli. Ho messo in stand-by tutto il resto altrimenti non ci sarebbe stato modo di crescere”. E invece la crescita è arrivata, eccome. Lo dimostrano le collaborazioni attualmente in essere con brand locali (Gay Odin, la Federico II o ancora l’Ipogeo dei cristallini) ma anche internazionali (come Uniqlo e Ikea). “Tutto è nato dalle mascherine per combattere il Covid - racconta ancora Mazio - le realizzavamo per la comunità di Sant’Egidio. E poi ci siamo poco alla volta allargati sempre più”. Il claim è forte e chiaro e Marco Maria Mazio lo ripete senza sosta: “Tutto è incentrato sul territorio: produzione e manodopera”.
Nel maggio 2024 il bradisismo ha imposto la chiusura del carcere di Pozzuoli. “E in quel momento il progetto rischiava di arenarsi”, ma Palingen è riuscita a rialzarsi con ancor più forza. “Se non avessimo avuto un laboratorio esterno e già avviato con detenute in affidamento in prova, ci saremmo dovuti fermare e non avremmo potuto evadere tutte le commesse che avevamo. Invece il laboratorio esterno ci ha permesso di gestire l’interruzione parziale e continuare. Una delle nostre dipendenti aveva difficoltà a trovare un nuovo domicilio e così siamo riusciti ad ospitarla in una struttura in modo da poterle garantire il posto di lavoro”. Il progetto non si ferma, anzi continua e si espande. “Facciamo formazione all’interno del carcere di Secondigliano e poi proponiamo l’assunzione all’esterno. Facciamo da ponte tra mondo detentivo e mondo del lavoro. È il modo ideale per creare inclusione”. Roma, Bruxelles e Milano sembrano essere alle spalle. “Avendo lavorato in studi legali internazionali dove il ritmo lavorativo è molto serrato, si sta sempre sotto pressione, oggi riesco a trasmettere una mentalità molto imprenditoriale e aziendalistica anche dentro Palingen fissando traguardi molto alti”.











