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di Giorgio Bernardini


Corriere Fiorentino, 2 febbraio 2021

 

La Pointex installa i macchinari in uno spazio del carcere. Oggi via alla produzione. Cinque detenuti del carcere della Dogaia di Prato, da oggi, avranno la possibilità di essere impiegati in un "vero lavoro". Non un lavoro penitenziario, non una parte della pena, ma un impiego che arriva dall'esterno. Il reparto di confezioni aperto da oggi nella casa circondariale dall'azienda tessile Pointex, infatti, è pronto per iniziare la propria produzione. Gli assunti hanno firmato un regolare contratto, cuciranno cuscini e materassi che saranno immessi nel mercato dalla ditta di Capalle (Campi Bisenzio), che ha installato le attrezzature necessarie in uno spazio offerto in comodato gratuito dal carcere.

Cinque macchine per cucire, tavoli, scaffalature e tutto quel che serve per mandare avanti un reparto. Ieri mattina sono stati inaugurati i macchinari e le attrezzature che serviranno per realizzare fodere per cuscini e materassi. Che il progetto sia realmente funzionale alla produzione - e non un'opera assistenziale - è dimostrato dal fatto che il committente, azienda specializzata nel settore, si sia posta un vero obiettivo: produrre dai 300 ai 500 pezzi al giorno. Gli spazi del carcere sono un'appendice diretta dell'azienda, ai detenuti sarà fornito materiale semilavorato che dovrà essere tagliato, cucito e confezionato.

"Questa sfida andrà avanti solo se è sostenibile da un punto di vista economico, si tratta di un lavoro vero, solo così sarà possibile creare uno sbocco lavorativo successivo per queste persone", spiega in modo diretto Marco Ranaldo, l'imprenditore che ha creduto seriamente a questa opportunità, titolare della Pointex. Il progetto è promosso dalla Fondazione Solidarietà Caritas onlus di Prato, dalla Società della Salute e dalla Cooperativa sociale San Martino di Firenze.

Il carcere pratese, negli ultimi anni, è divenuto un triste simbolo della parabola di gran parte delle strutture detentive italiane: carenza di personale, sovraffollamento, violenze ripetute e persino un tentativo di insurrezione dei detenuti (lo scorso 9 marzo).

Attualmente sono 150 - sui circa 600 in detenzione - i carcerati impegnati in attività lavorative, ma si tratta di occupazioni che riguardano la vita carceraria: cucina, pulizie e lavanderia. "Questa iniziativa sancisce la grandezza e la validità della nostra Costituzione e la sua messa in pratica - ha commentato il vescovo Giovanni Nerbini - non c'è questione più importante del lavoro perché un detenuto possa aprirsi a un vero riscatto".