di Silvia Bini
La Nazione, 6 agosto 2026
Il grande caldo ad oltranza e il sovraffollamento amplifica in queste settimane l’emergenza Dogaia: quattro detenuti in nove metri quadri stipati in celle roventi in tre sezioni, carenze negli organici di polizia penitenziaria - a cui si somma in estate la turnazione feriale -, condizioni igienico-sanitarie gravose, la presenza di un sistema strutturato che la procura di Prato ha definito in più occasioni “di elevatissima illegalità” che garantisce ai detenuti rifornimenti di droga (hashish, cocaina, eroina) e smartphone dall’esterno. Settimanale ormai il tentativo con plichi, involucri e drone con lenze attaccate di approvvigionare i detenuti della casa circondariale.
Una fenomenologia confermata anche da una testimonianza rilasciata a La Nazione, dietro anonimato, da un uomo di origine marocchina ai domiciliari, uscito dalla Dogaia con l’affidamento al lavoro dopo una permanenza - non la prima, considerando i suoi precedenti - “traumatica”: “Cimici dentro i muri, letti senza materassi, droghe di ogni tipo, muffe, soffitti gocciolanti - racconta l’uomo -. In carcere deboli e fragili non fanno vita”. L’accento, poi, è posto sul clima di “paura e violenza tra detenuti” che si respira in carcere: “Quando chiamavo le guardie per assistenza - aggiunge l’uomo - spesso mi rispondevano altri detenuti nelle celle accanto alla mia dicendo di “stare zitto perché non avevo diritto di parlare. C’è tanta violenza in carcere quando le guardie non vedono, e in tanti hanno paura a parlare, perché temono di subire vendette: lì non c’è più umanità”. A contestualizzare e circoscrivere la testimonianza ci ha pensato la Garante dei detenuti di Prato, Patrizia Michelini: “Indubbiamente ci sono detenuti prepotenti, persone con problemi psichiatrici difficili da gestire. Ma durante i colloqui non è emerso nessun clima di paura alla Dogaia”.
Certo, la fotografia scattata da Michelini è impietosa: “La Dogaia? Un ammasso di disperati che soffrono. Il carcere è sovraffollatissimo - conferma la Garante -, specialmente dalla chiusura di una sezione per una ristrutturazione che non vede mai la fine. Ci sono delle celle che ospitano fino a quattro detenuti. Con questo caldo è terribile. Venerdì scorso ho visitato quattro sezioni: il direttore mi ha detto che sono state fatte le disinfestazioni anti cimici, ci sono stati in passato dei casi eclatanti. E sì, degli scarafaggi si continuano a vedere, ma la situazione è migliorata un po’. Ma davvero, con questo caldo, tutto lì dentro si amplifica. Anche nei passeggi è impossibile stare perché in pieno sole.
E negli orari più freschi il transito non è consentito perché i detenuti sono chiusi in cella. Sono stati donati di recente ventilatori e pinguini, ma capite che con quattro detenuti stipati in nove metri quadri, un ventilatore che spara in cella aria calda fa ben poco. Ci sarebbero poi quattro/cinque detenuti malati per i quali i sanitari hanno chiesto l’incompatibilità col carcere, ma sono ancora lasciati lì a soffrire”. Intanto, martedì, un detenuto italiano di 48 anni è caduto dal letto ed è finito al pronto soccorso in codice rosso con un forte trauma cranico, per poi essere dimesso dal Santo Stefano, senza conseguenze.









