di Giorgio Bernardini
Corriere Fiorentino, 9 agosto 2024
La sindaca di Prato Ilaria Bugetti torna ad invitare il ministro Nordio dopo l’ennesimo suicidio in carcere. L’inferno del carcere di Prato cerca risposte. All’indomani del quarto suicidio di un detenuto negli ultimi 8 mesi - un uomo tunisino di 35 anni, che si è impiccato mercoledì pomeriggio - la struttura continua a “non avere né un direttore né un comandante titolare”, inoltre “ha una gravissima carenza di organico e si trova in una condizione di sovraffollamento”. Le parole con cui la sindaca di Prato Ilaria Bugetti aveva chiesto al ministro della Giustizia Carlo Nordio di visitare “La Dogaia” diventano ancora più urgenti. E si arricchiscono di un nuovo passaggio: un Consiglio comunale straordinario sul tema. “Rinnovo l’invito al ministro Nordio a venire qui per trovare soluzioni alla drammatica situazione in cui si trova La Dogaia”, dice Bugetti. “Il ministero è informato e si fa carico di valutare la richiesta”, fanno sapere dallo staff del Guardasigilli, sottolineando che in via Arenula non è passata inosservata l’escalation drammatica della casa circondariale di Prato. La sindaca chiede ora “risposte concrete per ristabilire dentro quelle mura il rispetto della dignità umana”. “Che a violarla - sottolinea - sia lo Stato è semplicemente inaccettabile”.
Ma quali sono gli ostacoli per alzare gli standard di dignità di quel carcere? “Quel posto - sostiene la Cgil - è un vero e proprio ghetto penitenziario, il carcere più problematico della Toscana”. Il riferimento è al fatto che la struttura continua a ricevere detenuti di difficile gestione e ospita vari circuiti penitenziari complessi: collaboratori di giustizia, Alta Sicurezza, sex offender, sezione protetta. Non solo: è anche l’istituto con il rapporto più basso tra detenuti e agenti di polizia penitenziaria.
Secondo il garante dei detenuti della Toscana Giuseppe Fanfani “c’è il rischio di assuefarsi a questa realtà e di finir per considerare le tragedie dei numeri sui quali fare statistiche”. Per lui “la responsabilità è di chi ha tralasciato per decenni di affrontare il problema sul presupposto che non produca consenso; di chi oggi si rifiuta di cogliere la gravità del momento, poiché prima o poi le situazioni estreme esplodono”, oltre che “di chi fa finta di non vedere o non comprende ciò che vede”, dice rispetto alle recenti dichiarazioni della deputata pratese di Forza Italia Erica Mazzetti. Ieri una delegazione dei garanti territoriali ha incontrato il ministro Nordio, “ciononostante - conclude Fanfani - un qualsiasi provvedimento immediato per affrontare una situazione incandescente e per ridare speranza non c’è”.
Durissime le parole del coordinatore nazionale della polizia penitenziaria per la funzione pubblica Cgil, Donato Nolè, secondo cui l’ennesimo suicidio alla Dogaia “è il tragico risultato di una politica miope da parte dell’amministrazione penitenziaria. Da anni denunciamo alle autorità competenti la grave situazione di quella casa circondariale: le segnalazioni sono rimaste inascoltate. Non sappiamo più come esprimere il nostro allarme”. Il sindacalista segnala che “il personale è esausto e la situazione complessa”, avvisando che “se non si registra un cambio di rotta immediato, la situazione è destinata a implodere”. Secondo la Cgil l’apice delle problematiche risiede nella “mancanza di un direttore titolare”: attualmente la casa circondariale è infatti guidata da una figura ad interim, quella di Vincenzo Tedeschi. Che raggiunto al telefono spiega “di non voler commentare la vicenda, per ora”. A complicare un quadro drammatico concorre il caldo asfissiante che lì non si può combattere: a causa di un guasto “ormai cronico” all’impianto di condizionamento, infatti, il personale sanitario in servizio alla Dogaia è costretto a lavorare in ambienti dove le temperature spesso superano i 35 gradi. È quanto denunciato, in una nota, dal Nursind: “Una situazione intollerabile”, spiega il segretario territoriale Roberto Cesario.









