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tvprato.it, 9 ottobre 2026

È stato uno shock emorragico causato dalla rottura traumatica del fegato a provocare la morte del detenuto nigeriano di 32 anni ucciso il 5 agosto scorso nel carcere della Dogaia di Prato. A stabilirlo è stata la consulenza autoptica disposta nell’ambito delle indagini coordinate dalla Procura di Prato, che procede per omicidio preterintenzionale nei confronti di tre detenuti: due cittadini albanesi e un italiano. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la morte è avvenuta in seguito a una colluttazione all’interno della camera di pernottamento numero 171 della settima sezione della casa circondariale, dove la vittima condivideva lo spazio detentivo con gli altri tre uomini.

Il 32enne presentava evidenti segni di percosse in diverse parti del corpo, in particolare agli arti e all’addome. Dopo l’aggressione, l’uomo, che si trovava in stato di agitazione, era stato trasferito dalla cella in un’altra camera detentiva, dove erano intervenuti i sanitari. Il decesso è stato collocato dalla consulenza autoptica alle 23 del 5 agosto.

Gli accertamenti medico-legali hanno individuato la causa della morte nello shock emorragico conseguente alla lesione traumatica del fegato, ritenuta eziologicamente connessa a un’attività di violenza. Un elemento che chiarisce il quadro clinico della tragedia e che si inserisce nel lavoro investigativo volto a ricostruire le responsabilità e l’esatta dinamica dei fatti. L’inchiesta prosegue per fare piena luce sull’aggressione avvenuta nella cella e sulle condotte dei tre indagati. La contestazione, allo stato delle indagini, è quella di omicidio preterintenzionale.