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di Silvia Bini

 

La Nazione, 1 ottobre 2020

 

Si trattava di un'udienza da remoto proprio per contenere il rischio contagi, ma avvocato e detenuto sono stati costretti a stare a meno di un metro di distanza per essere ripresi dalla telecamera in collegamento con il tribunale. Due avvocati in quarantena in attesa di tampone. È il bilancio dell'udienza di convalida in carcere di un detenuto risultato positivo al Covid.

A darne notizia è la Camera penale che prende una dura posizione contro le scarse misure di sicurezza che sono state adottate durante l'udienza. Tanto più che si trattava di un'udienza da remoto proprio per contenere il rischio contagi. Il problema è tanto banale quanto assurdo: avvocato e detenuto sono stati costretti a stare a meno di un metro di distanza per essere ripresi dalla telecamera in collegamento con il tribunale.

"Decisiva è stata la circostanza - spiegano la nota inviata dalla Camera penale - che il difensore, nel carcere di Prato, sia stato seduto accanto al detenuto a meno di un metro per poter essere ripreso dalla telecamera del computer durante lo svolgimento a distanza dell'udienza". In questo caso specifico ad aggravare la situazione c'è il fatto che il detenuto fosse risultato positivo al tampone effettuato nel centro di accoglienza per migranti dal quale si era allontanato.

"Qualcuno avrebbe dovuto segnalare che l'uomo era già risultato positivo ad un controllo, quanto meno sarebbero state adottate delle misure precauzionali adeguate", interviene Gabriele Terranova. "È intollerabile che gli avvocati debbano essere pesantemente esposti al pericolo di contagio mentre assolvono alla loro funzione - prosegue - e tanto più che ciò accada proprio al fine di consentire, con mezzi evidentemente inappropriati, la celebrazione dell'udienza a distanza, che comprime i diritti delle parti proprio per prevenire - evidentemente in modo inappropriato e non per tutti - il rischio di contagio".

Il bilancio è pesante: attualmente un avvocato penalista si trova in quarantena in attesa di accertamenti così come una collega (anche lei presente all'udienza) costretta a restare in isolamento in attesa dell'esito del tampone che per fortuna è risultato negativo. Quanto accaduto mette in luce le carenze del sistema e impone una riflessione: "Lanciamo un allarme perché si provveda a mettere in campo dei correttivi, non è ammissibile che sia messa a rischio la salute - prosegue Terranova - Basterebbe ad esempio che per le udienze da remoto venissero utilizzate due telecamere così da permettere di mantenere le distanze, oppure con il giudice presente tutti avrebbero potuto stare a debita distanza. Quanto accaduto, aggravato dalla mancata comunicazione al penitenziario dello stato di salute del detenuto risultato positivo al Covid, creano molto sconcerto e timori".